mercoledì 15 agosto 2012

BUON FERRAGOSTO!


Molti non sanno perchè si festeggia il Ferragosto, anzi sono convinti che sia il culmine delle ferie estive, invece nasce da un significato religioso molto importante e ha un fondamento storico: nell’Anno Santo 1950 Papa Pio XII emanò il Dogma dell’Assunzione, secondo la Chiesa Cattolica, Maria, unica mortale assieme a suo figlio Gesù, fu assunta in Cielo con tutto il corpo. Il 15 Agosto è da allora dedicato alla Festa dell’Assunta.


BUON FERRAGOSTO A TUTTI!

lunedì 13 agosto 2012

LA PASSIONE DI EVITA PERON


Sessant’anni fa lasciava questa terra Evita Perón. Questa giovane donna merita senza dubbio un ruolo da protagonista nel dramma del secolo scorso, un posto nella storia della politica e forse della religione. La sua passione per i problemi del popolo argentino era talmente forte che la si può eguagliare alla "passione" di Cristo. Patì atroci sofferenze per via del cancro che la uccise all’età, così simbolica, di soli trentatré anni. Ma prima patì le stesse sofferenze dei poveri, dei derelitti, degli ultimi fra gli abitanti della sua terra, finanche di esseri deformi, quelli rifiutati perfino dagli istituti (pare che se ne portò in casa una ventina, prima del matrimonio con Perón, per lavarli e curarli). 
Evita passava l’intera giornata, che si spingeva fino a notte fonda, a ricevere personalmente le richieste, le suppliche dei connazionali bisognosi, come una prodiga e benevola regina medioevale. Non era la filantropia classica della first lady, non si trattava di retorica o pubbliche relazioni. Niente di estemporaneo ed improvvisato, ma una rete capillare di soccorso sparsa per tutto il territorio nazionale. E poi quella donna, “fata dei derelitti”, signora dei descamisados, veramente si commuoveva di fronte allo spettacolo della miseria. 

Era vestita elegantissima, con addosso profumi francesi e gioielli, mentre dava udienza; non solo perché teneva tanto alla sua immagine e alla sua femminilità, anche perché capiva quanto i poveri abbiano bisogno di vedere l’abbondanza, la bellezza che dona, che aiuta, esaudisce, salva. Sarebbe stato un insulto ipocrita, mancanza di rispetto per il popolo il cercare di mimetizzarsi, addobbarsi da povera o da grigia burocrate. L’ultimo sciancato d’Argentina aveva diritto a godere della stessa Evita presentata ai potenti della terra, e spesso riceveva in aggiunta un sentito abbraccio. 

Bella e ricca come una statua della Madonna, come una santa, molti così la venerano. È certa una cosa: Angelo Roncalli, non ancora papa Giovanni XXIII, le scrisse in una lettera, che la sua totale dedizione per il prossimo, portata alle estreme conseguenze, non poteva che condurre alla croce di Cristo. Fu forse profeta il futuro pontefice: Evita, che serbava più di un dubbio sulla legittimità della Chiesa terrena e sulla stessa giustizia di Dio, fece esperienze di dolore fisico e morale non comuni, adatte più a una santa che alla semplice moglie di un uomo di Stato. 

Non agiva mossa dell’ideologia, in realtà nemmeno dalle rispettabilissime linee teoriche del peronismo: il suo era un impulso pre-politico o post-politico, meglio metapolitico, meglio ancora radicalmente sociale, morale e pragmatico insieme. Pensava ad un’economia del dono, del dare, della concordia e del sacrificio. Cose che faranno sorridere i pigri apologeti del tardo capitalismo finanziario, non c’è dubbio. Non si limitavano a sorridere sessant’anni fa i nemici, diffamavano Evita dandole della puttana, trattandola come una semplice concubina del generale con smanie di protagonismo. Era lungo l’elenco dei nemici di Evita, di Perón e del suo esperimento di democrazia sociale e sovranità nazionale. Non solo lungo, trasversale. Se i meno abbienti e i sindacati di categoria si consideravano peronisti, i nemici erano studenti ed intellettuali imbevuti di idee francesi, comunisti fedelissimi alle direttive staliniane, famiglie di latifondisti e monopolisti, borghesia puritana, giornali a grande tiratura, generali filo-nazisti e, dulcis in fundo, mire geopolitiche degli Stati Uniti usciti un po’ troppo prepotenti dal Secondo conflitto mondiale. 

Con tale parata di avversari ci voleva un miracolo per rimanere al governo, per suggerire una via. Il miracolo fu forse la presenza della stessa Evita, una Giovanna d’Arco del XX secolo. Non è un caso che la sua morte segni l’inizio delle decadenza di Perón, della progressiva caduta dell’Argentina nell’incubo delle dittature, fino alla tragedia dei desaparecidos. 

Sempre gli stessi, con qualche verniciatura esterna, sembrano dunque i nemici del Populismo (che non è una dottrina politica, ma uno stile, una ricerca d’equilibrio fra leader e popolo); sempre le stesse le loro armi: il puritanesimo, il razzismo antropologico, il formalismo giuridico, i potenti mezzi delle oligarchie economiche e gli intrighi internazionali. Di quel tipo di passione, di dedizione al bene comune, non ne abbiamo visto molta nei populismi ultimi e penultimi. Eppure avremmo proprio bisogno se non di martiri ed eroi, almeno di appassionati.

domenica 5 agosto 2012

MARILYN IL MITO RIMANE!

Il 5 Agosto del 1962 moriva Marilyn Monroe, aveva 33 anni. Sono passati esattamente 50 anni e il mito è rimasto. Era una donna incredibilmente intelligente, un'attrice di impareggiabile talento, una comunicatrice eccezionale. Marilyn, semplicemente, era più brava che bella.

domenica 29 luglio 2012

L'ITALIA HA PERSO UN'ALTRA STILISTA!


Bravo Pisapia, così si aiuta il commercio e la crisi! 
Miuccia  Prada lascia Milano e sbotta: "Basta con la sinistra snob". Per lanciare la nuova collezione la stilista sceglie Parigi: "In certi intellettuali nostrani c’è ancora diffidenza verso la ricchezza e il fascino che viene dal denaro", se ho chiamato la mia gatta Miucciaprada, un motivo ci sarà, non è solo il manto striato e anonimo che ricorda i momenti più dimessi nel portfolio della nota stilista, ci sono anche comunanze caratteriali, l’ombrosità che porta una a nascondersi sotto il divano e l’altra a nascondersi durante le sue stesse sfilate, o il miagolio insistente quando si vorrebbe la ciotola piena di croccantini". A Miuccia Prada, quella umana, i croccantini non credo piacciano. Lei desidera una cosa difficile da ottenere: un mutamento nella mentalità cristallizzata della sinistra. Così ieri, sulle pagine di Repubblica in cui veniva interrogata da Natalia Aspesi, Miuccia Prada riprendeva il miagolio insistente con cui minaccia di lasciare Milano per traslocare a Parigi, perché qui da noi «non siamo presi sul serio, additati come simbolo di frivolezza»", spiega Tommaso Labranca su Libero in edicola oggi. 
Insomma, siamo nel bel mezzo di una polemica tra radical-chic e Miuccia Prada lascia Milano. Il motivo? "Basta con la sinistra snob", quella di Giuliano Pisapia, per intendersi, il sindaco arancione a cui hanno appena bocciato l'Area C. 
Così per lanciare la nuova collezione la stilista sceglie Parigi e tuona: "In certi intellettuali nostrani c'è ancora diffidenza verso la ricchezza e il fascino che viene dal denaro". C'è da stupirsi? Non credo!

giovedì 19 luglio 2012

CINECITTA’ RISCHIA DI CHIUDERE!



La fabbrica dei sogni italiana, la Hollywood sul Tevere, vedrà cambiamenti profondi a seguito dell'approvazione della Manovra Finanziaria avvenuta lo scorso 30 giugno. La scure della manovra non risparmia neanche l'arte di fare cinema: in un solo anno i finanziamenti erogati a Cinecittà dal Fondo unico per lo spettacolo (Fus) sono passati dai 17,2 milioni del 2010 ai 7.5 di quest'anno, riducendosi praticamente al lumicino. Il problema maggiore si riscontra nei 1200 addetti ai lavori che momentaneamente si troveranno disoccupati, ma già è stato deciso che la metà di loro verranno trasferiti al Ministero dei Beni Culturali. Il cambiamento di Cinecittà Luce è dato dalla presenza di un numero di dipendenti troppo elevato, costi di gestione elevatissimi e il fardello dei debiti passati, che non avrebbero più permesso di conseguire al meglio i programmi previsti. Cinecittà sta pagando le conseguenze del periodo di crisi che l'Italia sta affrontando da un po' di tempo a questa parte. E' giusto che la più grande azienda produttiva di intrattenimento cinematografico dello Stivale d'Europa debba chiudere il settore produzione? Non sarebbe stato meglio tagliare fondi in altri settori? O gestire meglio questi ultimi evitando i soliti sprechi? Il FUS, Fondo Unico per lo Spettacolo per vari anni è stato più uno scialacquatore di soldi pubblici che vero e proprio oggetto di produzione culturale a tutto tondo. Invece di realizzare "produzioni di qualità", cercando di apporre ai progetti da realizzare il famigerato sigillo "di interesse nazionale". Risultato: solo i più noti avevano finanziamenti, solo i presunti prodotti artistici dagli immensi valori attingevano alla grande vacca da mungere. E tutti gli altri registi? Le produzioni più smaccatamente commerciali che avrebbero fatto bene all'economia del cinema? 74 anni di attività, grandi registi passati per i suoi teatri di posa, 90 film realizzati lì hanno avuto candidature all'Oscar, ben 47 hanno vinto la statuetta. Scorsese, De Laurentiis, Coppola, Fellini ci hanno posato le mani. Valeva davvero la pena chiudere? Al posto degli Studios, dovranno sorgere ristoranti, alberghi, resort e parchi a tema. Una specie di luna park di cui solo i palazzinari sentono il bisogno. Cinecittà è un laboratorio eccezionale di arti e mestieri poco conosciuti che trasformano una sceneggiatura in un film. Vi lavorano 400 dipendenti di 3 società; 6.000 tra registi, attori e maestranze specializzate; l’indotto conta 10.000 piccole e medie imprese artigianali che occupano fino a 100.000 posti di lavoro. Cinecittà è dunque un’importante settore occupazionale e industriale di Roma e non può diventare terreno di nuove speculazioni edilizie e finanziarie. Questa città non ha bisogno di nuovi centri commerciali in quartieri già congestionati da queste iperstrutture. Roma ha bisogno di un’industria cinematografica forte, di investimenti veri e di un piano industriale serio che ne rilancino lo sviluppo e ne potenzino la capacità produttiva e occupazionale, che ne conservino l’immenso e storico patrimonio audiovisivo. Per queste ragioni io chiedo al governo, a tutte le forze politiche e istituzionali di adoperarsi affinchè uno dei più belli e importanti simboli di Roma e dell’Italia rimanga vivo, nessuna speculazione cementificatoria ne deve compromettere la sua vocazione originaria di industria produttiva. Perché il Cinema, l’arte, la cultura e i sogni continuino a vivere a Cinecittà e a Roma.

mercoledì 23 maggio 2012

IN RICORDO DEL GIUDICE GIOVANNI FALCONE, DI SUA MOGLIE E DEGLI UOMINI DELLA SUA SCORTA


Oggi 23 maggio, una data che non si può dimenticare. Il 23 maggio del 1992 è stato assassinato il giudice Giovanni Falcone, sua moglie Francesca Morvillo e i tre agenti della scorta: Vito Schifani, Rocco Dicillo e Antonio Montinaro. Sono passati tanti anni ma il tempo non ha cancellato la sua memoria. Oggi sarà una giornata importante per molti, per tutti coloro che non hanno dimenticato e non vogliono dimenticare, per tutti quelli che oggi porteranno un fiore alla sua tomba, per far si che la sua morte non sia stata inutile, e ottenga lo scopo che la mafia voleva, farlo tacere per sempre, per continuare la loro cultura, così radicata in Sicilia e non solo. Un Paese responsabile, uno Stato responsabile, incapace di contrastare efficacemente la criminalità organizzata, sorretta dalla legge dell'omertà e del silenzio. Solo sensibilizzando i giovani si può e si deve combattere questo terribile cancro italiano. Io ricordo, come se fosse ieri, quel pomeriggio in cui è stato ucciso insieme a sua moglie e agli uomini della sua scorta. Quel giorno giocavo a tennis, era un caldo pomeriggio di maggio, nel circolo sentii la notizia alla radio, mi ricordo che dallo shock mi dovetti sedere, ero nel campo di terra rossa, e mi sedetti proprio lì, per riprendermi. La terra sporcò la mia divisa bianca che divenne tutta rossa, rossa come il sangue, il sangue che si era versato per uccidere chi voleva fare giustizia, chi voleva combattere la mafia. Non ci è riuscito, ma le sue idee, la sua storia rimarranno immortali, per non rassegnarci, per continuare a combattere, perchè è nostro dovere cercare di portare la legalità nel nostro Paese, una legalità ancora assente. Dobbiamo farlo per lui, per rendergli giustizia, per seguire il suo ideale che era quello di sconfiggere la mafia nel suo paese, in Italia. Oggi ti piango come feci allora e per sempre.

domenica 13 maggio 2012

AUGURI A TUTTE LE MAMME!

Auguri a tutte le mamme, alle mamme buone, quelle vere, che amano i loro figli incondizionatamente, più della loro vita, che la darebbero cento, mille e più volte per loro, quelle che un figlio viene prima di tutto, il loro amore è per sempre! Il mio augurio va anche a quelle mamme che non sanno amare e vivono solo per loro stesse, ma penso che un giorno anche loro avranno rimorsi e rimpianti ed è a loro che dedico questa famosa canzone di Nilla Pizzi. Auguri e che Dio vi aiuti!!

Balocchi e profumi

Tutta sfolgorante e' la vetrina
piena di balocchi e profumi
entra con la mamma la bambina
tra lo sfolgorio di quei lumi
comanda signora Cipria colonia e Coty
Mamma mormora la bambina
mentre pieni di pianto ha gli occhi
per la tua piccolina non compri mai balocchi
Mamma tu compri soltanto i profumi per te
Ella nel salotto profumato
ricco di cuscini di seta
porge il labbro tumido al peccato
mentre la bambina indiscreta
dischiude quel nido pieno d'odor di Coty...
Mamma mormora la bambina
mentre pieni di pianto ha gli occhi
per la tua piccolina non compri mai balocchi
Mamma tu compri soltanto i profumi per te
Esile agonizza la bambina
or la mamma non è più ingrata
corre a vuotar tutta la vetrina
per la sua figliuola malata
amore mio bello ecco i balocchi per te
Grazie mormora la bambina
vuole toccare quei balocchi
ma il capo già reclina
e già socchiude gli occhi
piange la mamma pentita
stringendola al cuor
Mamma senza la sua bambina
il capo suo reclina
triste su quei balocchi
piange la mamma pentita
stringendoli al cuor