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giovedì 24 febbraio 2022

A Roma al Circolo degli Esteri è stato presentato il libro “Sistema Uzbekistan. L’Italia e l’Uzbekistan: l’eredità di un legame secolare”.


È stato presentato a Roma al Circolo degli Esteri il libro “Sistema Uzbekistan. L’Italia e l’Uzbekistan: l’eredità di un legame secolare”, a cura di Paolo de Angelis, Presidente della Società italiana “Fondazione Omnia”, e Tursunali Kuziev, Primo Vicedirettore dell’Agenzia per i Beni Culturali del Ministero uzbeko del Turismo e dello Sport, Onorato Operaio d’Arte dell’Uzbekistan, con il sostegno delle rispettive Ambasciate dell’Uzbekistan a Roma e dell’Italia a Tashkent.

Il libro è stato pubblicato da Eurlink University Press presso la Link Campus University di Roma. La prima tiratura è di 2.000 copie.

Sarà fruibile nelle biblioteche della Link Campus University e del prestigioso Circolo degli Esteri, i cui membri sono esponenti di spicco della sfera pubblica, politica ed economica, personalità della cultura e dell’arte, dirigenti della Farnesina e tantissimi ambasciatori che operano nel Paese.

Inoltre, il libro sarà inserito nel registro elettronico dei nuovi libri pubblicati in Italia, utilizzato dalle librerie e dalle biblioteche di tutto il Paese per l’aggiornamento e il rifornimento delle proprie collezioni.

Alla presentazione hanno partecipato vari rappresentanti della Farnesina, degli ambienti sociopolitici, imprenditoriali, educativi e accademici, nonché dei media del Paese.

Sulle pagine del libro si nota che la Repubblica dell’Uzbekistan, nata nel 1991, è una Repubblica giovane ma con radici culturali millenarie. Radici che oggi sono testimoniate dalle ricchezze dei palazzi di Samarcanda, di Bukhara e di Karshi, dichiarati patrimonio dell’umanità dall’UNESCO. Un Paese multietnico dove convivono diverse etnie: russi, kazaki, tatari e altri. Radici millenarie che hanno trasmesso anche tradizioni culturali millenarie nell’ambito delle quali la famiglia è al centro dei rapporti della società e incide molto nelle decisioni dei giovani. Nonostante non abbia sbocchi al mare, come i paesi confinanti, l’Uzbekistan è un’importante piattaforma commerciale, grazie alla sua posizione centrale nell’Asia e alle ottime infrastrutture, e costituisce il crocevia naturale di gran parte della “via della seta”. Il Paese ha grandi potenzialità economiche di crescita e può contare su una popolazione giovane, con un’alfabetizzazione spinta, estesa anche alle donne, e la scuola secondaria obbligatoria. Il nuovo Presidente, Shavkat Mirziyoyev, eletto nel 2016, ha impresso una svolta riformatrice, garantendo la libertà di pensiero e avviando importanti riforme e un processo di modernizzazione del Paese. Con la convertibilità della moneta locale è diventato anche un Paese attraente per gli investimenti stranieri. Oggi è membro delle Nazioni Unite, della Comunità degli Stati Indipendenti, dell’OSCE, del Fondo Monetario Internazionale, dell’Organizzazione per la Cooperazione di Shangai e dell’Organizzazione della cooperazione islamica. È, inoltre, osservatore, insieme al Tagikistan, dell’Unione economica eurasiatica. Nel maggio 2019 si è svolta in Italia la sesta sessione del Gruppo di lavoro intergovernativo italo-uzbeko per il commercio, la collaborazione economica, industriale e per i crediti all’esportazione, con la firma di un Protocollo che ha sancito il rinnovo della collaborazione tra l’Italia e l’Uzbekistan.

La prefazione al libro è stata scritta da un autorevole politico italiano, il professor Vincenzo Scotti, che ha ricoperto più volte incarichi ministeriali in Italia e ha dato un grande contributo alla fondazione della Link Campus University di Roma. In particolare, ha sottolineato l’importanza della diplomazia interstatale, cui è affidato il compito di costruire, attraverso il dialogo, modalità di riavvicinamento tra società e culture diverse. «Negli ultimi trent’anni - ha dichiarato il professore Vincenzo Scotti - abbiamo visto come la cooperazione culturale, scientifica, commerciale e sportiva, e, in particolare, la più profonda e reciproca conoscenza della storia, delle tradizioni, dell’economia e della società di un Paese possono contribuire all’abbattimento delle barriere e all’apertura di nuove strade».

Anche l’Ambasciatore d’Italia in Uzbekistan, Agostino Pinna, si è rivolto alla platea del folto pubblico intervenuto, con un discorso di benvenuto, il quale ha ricordato di essere stato «fortunato ad iniziare la sua missione in questo importante Paese dell’Asia centrale nell’estate del 2020, in un momento caratterizzato da un ambizioso programma di riforme politiche, economiche e sociali, che sta portando alla crescente apertura dell’Uzbekistan a livello internazionale e ad un dialogo più intenso con l’Italia». Il diplomatico ha sottolineato l’importanza delle «relazioni commerciali ed economiche tra l’Italia e l’Uzbekistan, che attualmente sono in via di sviluppo e che in futuro potranno trarre ulteriori benefici dalla complementarità delle economie dei due Paesi. I segnali provenienti dalle aziende italiane sono molto positivi al riguardo e le difficoltà causate dalla pandemia non hanno fermato la loro voglia di diventare più attive nel mercato uzbeko».

Il libro include anche un articolo dell’Ambasciatore dell’Uzbekistan in Italia, Otabek Akbarov. Egli rileva che Tashkent considera l’Italia un partner affidabile in Europa, uno dei più importanti centri mondiali della politica, dell’economia e della cultura. Durante i 30 anni dall’instaurazione delle relazioni diplomatiche, i due Paesi hanno cooperato assiduamente. Su questa base, le parti intendono ampliare e intensificare la multiforme collaborazione nei prossimi anni, conferendole una nuova qualità. L’articolo sottolinea che negli ultimi anni si è sviluppata una nuova dinamica nelle relazioni uzbeko-italiane, che si manifesta nell’intensificarsi dei legami politici, economici, culturali e umanitari. Si tratta di dialoghi ai massimi livelli, relazioni interparlamentari attraverso gruppi di amicizia.

È Intervenuto alla presentazione del libro il primo vicedirettore dell’Agenzia per i Beni Culturali del Ministero del Turismo e dello Sport dell’Uzbekistan, Tursunali Kuziev, che ha osservato come questo libro apra nuove pagine nella storia delle relazioni tra l’Uzbekistan e l’Italia ed è fiducioso che il pubblico italiano troverà molto interessante la storia e la cultura dell’Uzbekistan e il suo moderno sviluppo politico ed economico. Scopriranno anche nuove sfaccettature che collegano e uniscono i due Paesi, specialmente in aree come tradizioni, mentalità, storia, cultura e architettura.

Stefania Lazzari, Presidente di Eurilink University Press presso Link Campus University, ha affermato: «Questo è un libro meraviglioso, che racconta la storia dell’Uzbekistan, i suoi paesaggi, importanti rappresentanti ed eroi del Paese, nonché la cooperazione, i risultati, le opportunità e l’esperienza maturata nelle relazioni tra le aziende dei due stati. Questo è solo l’inizio della cooperazione tra Eurilink University Press e l’Uzbekistan, che è seriamente intenzionato a continuarla in altre aree».

Il Presidente Onorario della Camera di Commercio Italia-Uzbekistan, Luigi Iperti, si è così espresso:
«Sono l’autore di uno degli articoli pubblicati in questo libro. È la storia della Camera di Commercio in 20 anni di collaborazione con l’Uzbekistan. In esso ho parlato delle visite del Presidente dell’Italia in Uzbekistan e del Primo Presidente dell’Uzbekistan in Italia tra la fine degli anni ’90 e l’inizio degli anni 2000. Sono stati 20 anni di grande cooperazione tra i nostri Paesi, durante i quali l’Uzbekistan è cresciuto davvero, ma ha mantenuto i suoi principi e tratti caratteristici dello sviluppo, definiti nei primi anni dell’indipendenza».

La pubblicazione del libro è dedicata al 30° anniversario dell’instaurazione delle relazioni diplomatiche tra Italia e Uzbekistan, che i Paesi celebreranno il 24 marzo 2022.

Il libro svela il fascino di un Paese antichissimo sempre in crescita e che rappresenta sicuramente un ottimo partner per l’Italia e la sua imprenditoria.


In piedi l'Ambasciatore dell'Uzbekistan in Italia Otabek Akbarov 








venerdì 22 novembre 2019

All’Avvocatura Generale dello Stato verrà presentato il libro ‘Le ragioni della nuova politica - per l’Italia che vuole crescere’, ideato da Sara Iannone a cura della giornalista Francesca Zema.



Mercoledì 27 novembre, alle ore 17,30, all’Avvocatura Generale dello Stato verrà presentato il libro ‘Le ragioni della nuova politica - per l’Italia che vuole crescere’, a cura della giornalista Francesca Zema, edito da Diabasis nella collana Montefalcone. E' una raccolta di saggi ad opera di 32 nomi della politica, delle istituzioni, dell’economia e della cultura.

“Voglio ringraziare sinceramente tutti gli autorevolissimi autori di questa antologia - dichiara Sara Iannone, presidente dell’associazione culturale ‘L’Alba del Terzo Millennio’, ideatrice del libro - li ringrazio uno ad uno perché senza di loro questo progetto non avrebbe mai preso corpo. La chiarezza, la sincerità, la passione e la competenza con cui hanno espresso le proprie riflessioni, dimostrano ancora una volta amore per il nostro Paese, impegno e dedizione nel voler contribuire al suo sviluppo assecondandone e indirizzandone i mutamenti, sempre nel perseguimento del bene comune!”.

Alla luce delle sfide più urgenti che il nostro Paese deve ancora affrontare in ambito politico, economico, culturale, tecnologico, scientifico e sociale, le riflessioni proposte dagli autori, ciascuno secondo la propria competenza professionale o sensibilità personale, offrono una visione e una via per trovare il futuro migliore per la nostra Italia.

I temi toccati sono numerosi e diversi, dal senso della democrazia al significato di “potere”, dall’economia nazionale alla difesa, dai “nuovi” significati di sovranità popolare e di populismo al futuro dell’Europa. Si parla di geopolitica e di globalizzazione ma anche di tecnologia, ricerca e ambiente.

“Le ragioni che giustificano la necessità della nascita di una nuova politica - prosegue il presidente Iannone, sembrano essere davvero molte, come emerge dagli interventi dei nostri autori, e per questo è necessario lavorare e impegnarci tutti affinché una nuova politica, mossa da queste ragioni e animata dai valori fondamentali, venga finalmente alla luce per restituire all’uomo la sua centralità”.


Sara Iannone

lunedì 21 gennaio 2019

"OnStage!festival", l’America è di scena dal 21 al 27 gennaio 2019




A partire dall’esperienza maturata nei cinque anni di In Scena!, festival di teatro italiano a New York, approda in Italia, in esclusiva per la città di Roma, OnStage!festival, rassegna in lingua originale nata con lo scopo di veicolare la cultura americana attraverso l’incontro “personale” ed efficace con il teatro, e di costruire un dialogo permanente fra i due Paesi, attraverso un network professionale dedicato.
Il festival, in programma per un’intera settimana, dal 21 al 27 gennaio 2019, prevede sei performance in arrivo direttamente dagli Stati Uniti, fra cui lo spettacolo di Stephan Wolfert "Cry Havoc" che, incentrato sulla vita di un veterano, è approdato alla scena Off Broadway: Wolfert terrà anche una masterclass per professionisti.
Gli altri quattro spettacoli, appartenenti a compagnie Off Off selezionate tramite bando in America, trattano di argomenti profondamente attuali tra la diffusione incontrollata delle armi ("Shooter" di Sam Graber), l’integrazione culturale nelle relazioni tra sesso, religione e politica ("Dirty Paki Lingerie" di Aizzah Fatima), la discriminazione di genere ("HEDY! The Life & Inventions of Hedy Lamarr" di Heather Massie) e il bullismo ("Lured" di Frank J. Avella).
Gli spettacoli, in scena all’Off Off Theatre in lingua originale con sopratitoli in italiano (traduzioni realizzate in collaborazione con il Dipartimento di Lingue e Letterature Straniere dell’Università di Roma Tre nell’ambito del progetto per la didattica innovativa “La traduzione per il teatro” a cura di Sabrina Vellucci con la partecipazione di Barbara Antonucci, Maria Paola Guarducci, Maddalena Pennacchia e gli studenti del corso Magistrale in Letterature e Traduzione Interculturale e del Dottorato in Lingue Letterature e Culture Straniere), saranno preceduti da incontri di approfondimento con giornalisti ed esperti del settore e seguiti da una Q&A con le compagnie, per dar modo al pubblico di confrontarsi direttamente con i temi e gli artisti stranieri eccezionalmente presentati in Italia.
Oltre agli spettacoli, sono in cartellone alcune letture mirate a far conoscere due diversi progetti di sviluppo della drammaturgia, attraverso testi che grazie ad essi si stanno diffondendo. Si tratta di "Cherry Lane Mentor Project", progetto di sostegno alla nuova drammaturgia statunitense, con oltre venti anni di vita e vincitore di un "Obie Award" e di "American Playwrights Project", progetto per la diffusione della drammaturgia contemporanea statunitense di Valeria Orani, prodotto da 369gradi in collaborazione con American University of Rome e curato da Umanism NY e Martin E. Seagal Theatre Center – Graduate Center CUNY. I due testi del Cherry Lane Mentor Project, dal titolo "Il mecenate" (A Patron of the Arts) e "Fratelli" (The Siblings Play) saranno messi successivamente in scena al Teatro Palladium il 24 e 25 maggio p.v., interpretati rispettivamente dagli allievi della scuola Teatro Azione di Roma e da una compagnia di studenti del Dams diretti da Tomaso Thellung.
La danza sarà presente con EPT – A Collection of Works, firmato da Emotions Physical Theatre Company su coreografie di Shawn Rawls, opera che raccoglie la sintesi di tre lavori di una compagnia di danza emergente ma già premiata. Anche la musica, ad integrazione della rassegna, sarà presente con due concerti improntati ad un repertorio USA reinterpretato da artisti italiani: quelli di Sara Berni Blues Band e Piji ElectroSwing Project.
Infine, presso il Teatro Torlonia, si terrà la premiazione dell'"OnStage Drama Award", il riconoscimento attribuito ad un drammaturgo professionista statunitense a cui viene offerta l’opportunità di essere introdotto in Italia con la prima mondiale di una sua opera inedita. Il prescelto, per questa prima edizione, è un giovanissimo autore californiano, Leland Frankel, per "The Girlfriend". A selezionarlo una giuria composta da: Pietro Bontempo (regista, attore, traduttore), Valentina De Simone (giornalista, critico teatrale, traduttore), Massimiliano Farau (regista), Alessia Giangiuliani (attrice), Michele Panella (regista, traduttore e direttore artistico festival Tramedautore) e Laura Tesman (regista). Il riconoscimento all’autore è una targa in bronzo appositamente realizzata dall’artista Marco Manzo.

Scena tratta dallo spettacolo teatrale "Cry Havoc"

martedì 25 settembre 2018

“RIVOLUZIONE ANIMALISTA” IL PRIMO PARTITO IN ITALIA A TUTELA DEI DIRITTI DI TUTTI GLI ANIMALI



E’ tutto pronto per la presentazione di “Rivoluzione Animalista”, il primo e unico partito in Italia nato a tutela e sostegno dei diritti di tutti gli animali. Un appuntamento molto atteso, che si svolgerà mercoledì 26 settembre 2018 alle ore 11:00, presso l’Hotel Nazionale, Sala Cristallo, in Piazza di Monte Citorio 131, a Roma. 
Alla conferenza interverranno per Rivoluzione Animalista: il Segretario Nazionale, Gabriella Caramanica; il Presidente Nazionale Eliana Zaglia, il Coordinatore Nazionale Giuseppe Satriano, il Presidente del Consiglio Direttivo Anna Maria Lovelli, ed il campione motociclistico Giacomo Lucchetti fondatore di “Cuori in Corsa” il primo Moto Club Animalista d’Italia. Modererà l’evento Marina Bertucci, giornalista e portavoce nazionale di Rivoluzione Animalista.
“Per noi questo rappresenta l’inizio di un percorso sociale e politico, teso a difendere e valorizzare i diritti di tutti gli animali – sottolinea il Segretario Nazionale Gabriella Caramanica -. Sono tantissime le associazioni animaliste, in tutta Italia, che vogliono avere un peso specifico e che pretendono di vedersi rappresentate di fronte agli enti istituzionali. Anche da qui nasce la nostra esigenza di formare un contenitore politico – ad oggi, l’unico in Italia -, un aggregatore di anime, voci, che con un lavoro basato su principi di collaborazione e impegno, intende difendere i diritti dei nostri amici animali”.
Gabriella Caramanica spiega ancora: “L’animalismo è una battaglia specifica, che supera gli steccati ideologici e politici classici, non dobbiamo avere timore di dirlo. Anzi lo rivendichiamo con forza. Chi lotta in prima persona per combattere lo sfruttamento degli animali, la rivoluzione la sta già facendo. E la rivoluzione animalista è tra le battaglie più radicali mai pensate perché non mette in discussione l’idea stessa soltanto di società, ma l’idea di umanità, investendo – sottolinea il Segretario Nazionale di Rivoluzione Animalista – tutti i comparti della nostra quotidianità: l’economia, la politica, è più in generale interpretare e capire la realtà”.
La conferenza di mercoledì 26 settembre 2018, dunque, sarà importante occasione per far conoscere all’opinione pubblica la squadra di Rivoluzione Animalista, i programmi, i principi di azione, le attività: in primis il tesseramento e l’organizzazione della struttura territoriale del neonato partito.

sabato 14 ottobre 2017

Il via alla XXXVI Edizione del “Premio Europeo Capo Circeo”





Venerdì 20 ottobre si svolgerà la cerimonia di premiazione della XXXVI Edizione del “Premio Europeo Capo Circeo”, presso i Musei Capitolini, Sala Pietro da Cortona in Campidoglio, dalle ore 16:00 alle 19:15.
Il premio ha la finalità di promuovere l’integrazione culturale, sociale, scientifica, economica e politica tra le Nazioni Europee e del Mediterraneo.
L’associazione del PECC ha come obiettivo primario tanto il potenziamento della sovranità europea quanto la rifondazione dell’UE e il suo allargamento all’ecumene pan-mediterraneo. Quanto prospettato in termini geopolitici, storico-culturali, statuali e sociali è condensato nel nome di Eufrasia. 
Nel corso di tante Edizioni, il Premio è stato assegnato a donne e uomini europei e non che nelle più diverse professioni e arti esercitate, si sono impegnati nella riconciliazione e nella pace e nell’edificazione dell’unità della nuova Europa o per l’avanzamento della cultura del Mondo euro-Mediterraneo. 
Sin dal suo inizio, il Premio ha dapprima promosso il rilancio dell’amicizia italo-germanica, quindi con essa ha promosso il rafforzamento CEE e poi la nascita dell’UE e la centralità della sovranità europea quale peculiare dato di sicurezza e di identità nel contesto delle dinamiche geopolitico-economiche mondiali.
Anche quest’anno la statuetta di bronzo è stata creata dall’artista Alessandro Marrone.
Il Premio Europeo Capo Circeo è diventato nel corso degli anni uno dei più prestigiosi Premi di tutta Europa. Oltre 400 istituzioni e personalità del mondo della cultura, della diplomazia, del giornalismo e dei media, delle arti e dello spettacolo, della società e della politica, dell’industria e della finanza, appartenenti ai più diversi lidi ed estrazioni, hanno ricevuto l’ambito premio.
In questa XXXVI edizione riceveranno il premio per la sezione:
Diplomazia: L’Ambasciatore Alexander Avdeev, (Russia), presso il Vaticano e l’Ambasciatore Gian Lorenzo Cornado (Italia), Capo Gabinetto del Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale;

Attività produttive europee, lavoro garanzia di sicurezza, progresso e prosperità:
Il Consorzio Eurofighter, Industria Aerospaziale Europea e la Salini Impregilo, Grandi Infrastrutture Europee;

Archeologia, messaggera di dialogo, comprensione amicizia dei popoli: Zahi Hawass (Egitto) e Cyprian Broodbank (Regno Unito);

Letteratura E Media Europei e Mediterranei identità, aperture, koinè prossima ventura: Arturo Pérez - Reverte (Spagna), Hisham Matar (Libia), Shukri al-Mabkhout (Tunisia), Valeriu Stancu di Iasci (Romania);

Architettura e Ingegneria, prospezioni del tempo e dar forme al futuro: Enzo Siviero (Italia);

Religioni, sondare gli abissi dell'universo nell'anima: Francesca Stavrakopoulou (Regno Unito);

Ricerca Scientifica, messaggera di dialogo, comprensione e amicizia fra i popoli:
Società Max Planck, il colosso della ricerca scientifica tedesca (Germania) e la CERN, Organizzazione Europea per la Ricerca Nucleare;

Scultura, forme e sottesi misteri della natura e dell'intelletto: Alessandro Romano (Italia).

lunedì 13 agosto 2012

LA PASSIONE DI EVITA PERON


Sessant’anni fa lasciava questa terra Evita Perón. Questa giovane donna merita senza dubbio un ruolo da protagonista nel dramma del secolo scorso, un posto nella storia della politica e forse della religione. La sua passione per i problemi del popolo argentino era talmente forte che la si può eguagliare alla "passione" di Cristo. Patì atroci sofferenze per via del cancro che la uccise all’età, così simbolica, di soli trentatré anni. Ma prima patì le stesse sofferenze dei poveri, dei derelitti, degli ultimi fra gli abitanti della sua terra, finanche di esseri deformi, quelli rifiutati perfino dagli istituti (pare che se ne portò in casa una ventina, prima del matrimonio con Perón, per lavarli e curarli). 
Evita passava l’intera giornata, che si spingeva fino a notte fonda, a ricevere personalmente le richieste, le suppliche dei connazionali bisognosi, come una prodiga e benevola regina medioevale. Non era la filantropia classica della first lady, non si trattava di retorica o pubbliche relazioni. Niente di estemporaneo ed improvvisato, ma una rete capillare di soccorso sparsa per tutto il territorio nazionale. E poi quella donna, “fata dei derelitti”, signora dei descamisados, veramente si commuoveva di fronte allo spettacolo della miseria. 

Era vestita elegantissima, con addosso profumi francesi e gioielli, mentre dava udienza; non solo perché teneva tanto alla sua immagine e alla sua femminilità, anche perché capiva quanto i poveri abbiano bisogno di vedere l’abbondanza, la bellezza che dona, che aiuta, esaudisce, salva. Sarebbe stato un insulto ipocrita, mancanza di rispetto per il popolo il cercare di mimetizzarsi, addobbarsi da povera o da grigia burocrate. L’ultimo sciancato d’Argentina aveva diritto a godere della stessa Evita presentata ai potenti della terra, e spesso riceveva in aggiunta un sentito abbraccio. 

Bella e ricca come una statua della Madonna, come una santa, molti così la venerano. È certa una cosa: Angelo Roncalli, non ancora papa Giovanni XXIII, le scrisse in una lettera, che la sua totale dedizione per il prossimo, portata alle estreme conseguenze, non poteva che condurre alla croce di Cristo. Fu forse profeta il futuro pontefice: Evita, che serbava più di un dubbio sulla legittimità della Chiesa terrena e sulla stessa giustizia di Dio, fece esperienze di dolore fisico e morale non comuni, adatte più a una santa che alla semplice moglie di un uomo di Stato. 

Non agiva mossa dell’ideologia, in realtà nemmeno dalle rispettabilissime linee teoriche del peronismo: il suo era un impulso pre-politico o post-politico, meglio metapolitico, meglio ancora radicalmente sociale, morale e pragmatico insieme. Pensava ad un’economia del dono, del dare, della concordia e del sacrificio. Cose che faranno sorridere i pigri apologeti del tardo capitalismo finanziario, non c’è dubbio. Non si limitavano a sorridere sessant’anni fa i nemici, diffamavano Evita dandole della puttana, trattandola come una semplice concubina del generale con smanie di protagonismo. Era lungo l’elenco dei nemici di Evita, di Perón e del suo esperimento di democrazia sociale e sovranità nazionale. Non solo lungo, trasversale. Se i meno abbienti e i sindacati di categoria si consideravano peronisti, i nemici erano studenti ed intellettuali imbevuti di idee francesi, comunisti fedelissimi alle direttive staliniane, famiglie di latifondisti e monopolisti, borghesia puritana, giornali a grande tiratura, generali filo-nazisti e, dulcis in fundo, mire geopolitiche degli Stati Uniti usciti un po’ troppo prepotenti dal Secondo conflitto mondiale. 

Con tale parata di avversari ci voleva un miracolo per rimanere al governo, per suggerire una via. Il miracolo fu forse la presenza della stessa Evita, una Giovanna d’Arco del XX secolo. Non è un caso che la sua morte segni l’inizio delle decadenza di Perón, della progressiva caduta dell’Argentina nell’incubo delle dittature, fino alla tragedia dei desaparecidos. 

Sempre gli stessi, con qualche verniciatura esterna, sembrano dunque i nemici del Populismo (che non è una dottrina politica, ma uno stile, una ricerca d’equilibrio fra leader e popolo); sempre le stesse le loro armi: il puritanesimo, il razzismo antropologico, il formalismo giuridico, i potenti mezzi delle oligarchie economiche e gli intrighi internazionali. Di quel tipo di passione, di dedizione al bene comune, non ne abbiamo visto molta nei populismi ultimi e penultimi. Eppure avremmo proprio bisogno se non di martiri ed eroi, almeno di appassionati.

domenica 26 febbraio 2012

L'ITALIA CHE VORREI

Il debito pubblico, una frase ricorrente, penso a quante volte nella mia vita ne ho sentito parlare e quante volte l'abbia letta nei vari giornali. Posso dire che nel corso di tutta la mia vita mi ha accompagnata come una madre, come un padre segue il percorso del proprio figlio. Non è una novità ma purtroppo uno stillicidio, una goccia che perde piano piano dal rubinetto fino ad esaurire tutta l'acqua.....Mi chiedo chi ha rotto il rubinetto e perché nessuno è riuscito o ha voluto aggiustarlo? Un Paese è come un'azienda bisogna far quadrare i conti. In Italia chi ci ha governato non è stato capace di farlo e noi ne paghiamo le conseguenze. Mi chiedo se sia giusto che io debba pagare per chi non ha saputo governare o ne ha tratto solo vantaggi personali per arricchirsi alle spalle dei cittadini. Non è giusto, non si può agire come si sta facendo ora, chiedendo alla gente sacrifici per gli sbagli degli altri, dei politici ai quali con fiducia abbiamo dato il nostro voto per rappresentarci e non lo hanno mai fatto. Mi chiedo se non gli pesa questa responsabilità. Essere un politico, secondo me, è una missione e con tale spirito devi lavorare solo ed esclusivamente per il bene del tuo Paese e del popolo che rappresenti. Quanto ingenue possono sembrare queste parole, ma è quello in cui io credo. Il politico non si deve mai allontanare dal suo elettore, dal cittadino. Non deve avere quell'arroganza, quella superiorità sapendo che grazie a lui detiene quell'incarico. Mi chiedo se le cose possano cambiare, perché devono cambiare se si vuole tornare alla politica vera. Non posso vedere il mio Paese inabissarsi sempre di più in un oceano sempre più profondo e morire affogato. Perché dobbiamo subire, avere un governo non sovrano che chiede a noi, che non abbiamo alcuna responsabilità, di pagare per i loro sbagli, che paghino loro. Il detto:" chi sbaglia paga" vale per tutti, urliamo  ad alta voce questa ingiustizia, la sudditanza che ci rende ogni giorno più deboli, ci toglie ogni dignità. Noi non paghiamo, non vogliamo pagare per le colpe e gli errori degli altri. Svegliamoci! C'è un Italia di gente onesta che non merita tutto questo! Abbiamo tutti il diritto di lavorare, lo dice la costituzione. La mia generazione ha conosciuto un Italia dove il lavoro è un privilegio per pochi, ai nostri figli lasceremo in eredità un Paese dove non potranno realizzare i loro sogni e per sopravvivere dovranno fuggire, questo è giusto? L'Italia deve cambiare altrimenti non abbiamo prospettive se non morire insieme ad essa... 

venerdì 30 dicembre 2011

BUON ANNO

Mi auguro che nel nuovo anno siano possibili tutti i cambiamenti per i quali molti italiani ed io auspichiamo. Vorrei ritornare alla politica, vorrei la libertà e un Italia migliore. Per questo dobbiamo impegnarci tutti perché le cose cambino. E' necessario che lo facciamo nel nostro piccolo, con i nostri gesti e abitudini quotidiane. Cambiamo il nostro modo di agire, facciamoci rispettare, chiediamo giustizia per poterla ottenere sempre! Lottiamo per ciò che crediamo, per i nostri valori e per i nostri ideali. Lottiamo perchè la nostra dignità non venga calpestata, lottiamo perchè tutti abbiano il diritto di lavorare, lottiamo per noi italiani e per la nostra Italia, il nostro Paese per il quale dobbiamo essere fieri e orgogliosi. Riprendiamocela, noi siamo l'Italia, l'Italia è nostra! Ma cerchiamo anche noi di cambiare. Questo vi chiedo, iniziamo da noi! Nella speranza di un 2012 migliore, nella speranza di essere noi migliori vi faccio i miei auguri di cuore!

venerdì 28 ottobre 2011

LA POLITICA LA SI DEVE FARE PER PASSIONE

La politica si deve fare per passione, gli stipendi e le pensioni dei politici sono esagerati, tutto va ridimensionato. Solo così chi fa politica la farà con coscienza e responsabilità!

lunedì 19 settembre 2011

L'Italia è diventata "Il Grande Fratello"

In questi ultimi giorni, in cui l'attenzione della stampa e di parte della televisione è puntata sulle vicende riguardanti le serate del Presidente del Consiglio nella sua villa di Arcore, si ripropone per l'ennesima volta il problema della liceità della pubblicazione di atti giudiziari e in particolare delle intercettazioni telefoniche. Partendo dall'art. 15 della Costituzione che recita "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”, mi pare abbastanza evidente che ci sia un eccesso di utilizzo delle intercettazioni, 100.000 intercettazioni non sono mai state utilizzate, nemmeno nei processi di mafia!
La cosa che si deve fare in fretta, è riuscire a trasformare finalmente in legge il DDL intercettazioni, bisogna arrivare in fondo!
Purtroppo però, esistono contrasti sul contenuto del provvedimento, ci sono visioni diverse sui limiti da dare all’utilizzo delle intercettazioni e alla loro diffusione, anche all’interno della maggioranza, che non consentono di arrivare a un'approvazione definitiva.
Quello che sta succedendo ha reso evidente che così non si può andare avanti. Siamo diventati un’Italia di "guardoni", un vero è proprio "Grande Fratello". Vengono trasmesse in TV e pubblicate nei giornali una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che vedere con vicende penali e sgradevolmente riferiscono vicende private del Premier. Del resto che l’idea del "Bavaglio" così definito il DDL intercettazioni dai suoi detrattori sia bipartisan è dimostrato anche dal voto, nel 2007, sotto il governo di centrosinistra, di un provvedimento analogo a quello di cui si discute oggi. Allora votarono tutti a favore, con 7 astenuti. Il tentativo di accelerare sull’iter del DDL da parte di Silvio Berlusconi, per bloccare l'arrivo sui giornali e nelle televisioni di nuove telefonate private che nulla hanno a che fare e tantomeno sono conversazioni non imputabili a probabili reati, è naufragato sul nascere.  Ricordiamoci anche che nel Codice di Procedura Penale le intercettazioni non sono considerate una prova ma un mezzo di ricerca della prova.
L'idea di un decreto d’urgenza, da far approvare in fretta al Consiglio dei Ministri è stata anche a suo tempo respinta dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al quale Silvio Berlusconi aveva accennato in merito. Complici di tutti questi ritardi sono state anche le perplessità espresse dal ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma («per fare un DL non c'è urgenza») e da alcuni degli uomini più fidati del premier, in testa il sottosegretario Letta che ha ventilato i rischi connessi a un nuovo scontro con il Colle. Così ogni tentativo di Berlusconi per tutelare la privacy è andato finora a monte, ma il Presidente del Consiglio non si dà pace ed è tornato a ripetere ai suoi che «la prima legge che vogliono gli italiani è proprio quella che garantisca la privacy delle conversazioni». I cittadini sono stanchi di assistere da anni a questo stato di cose, alla politica diventata solo gossip.
È difficile, per chiunque abbia un minimo di obiettività, non vedere in tutte le dinamiche degli atti istruttori una persecuzione contro Berlusconi, non si può non rendersi conto che si tratta di un attacco politico e anche personale. Non credo si possano trovare esempi simili in Europa. Sembra di essere tornati nei periodi bui dell'inquisizione. Lo sconcerto da parte di tutti è tanto, si vuole ritornare alla vera politica, perché questa non si può chiamare politica. Torniamo alle ideologie, alla lotta per far valere i nostri diritti e la nostra libertà, perché questa non è libertà. Difendere i nostri diritti è un dovere, valutando anche il fatto che il ruolo e il comportamento del Presidente del Consiglio possa essere meno privato di quello di un cittadino qualsiasi, ma è giusto che le leggi si rispettino e che la legge sia uguale per tutti.