In questi ultimi giorni, in cui l'attenzione della
stampa e di parte della televisione è puntata sulle vicende riguardanti le
serate del Presidente del Consiglio nella sua villa di Arcore, si ripropone per
l'ennesima volta il problema della liceità della pubblicazione di atti
giudiziari e in particolare delle intercettazioni telefoniche. Partendo
dall'art. 15 della Costituzione che recita "La libertà e la segretezza
della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili.
La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità
giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”, mi pare abbastanza evidente
che ci sia un eccesso di utilizzo delle intercettazioni, 100.000 intercettazioni
non sono mai state utilizzate, nemmeno nei processi di mafia!
La cosa che si deve fare in fretta, è riuscire a trasformare
finalmente in legge il DDL intercettazioni, bisogna arrivare in fondo!
Purtroppo però, esistono contrasti sul contenuto del
provvedimento, ci sono visioni diverse sui limiti da dare all’utilizzo delle
intercettazioni e alla loro diffusione, anche all’interno della maggioranza, che
non consentono di arrivare a un'approvazione definitiva.
Quello che sta succedendo ha reso evidente che così
non si può andare avanti. Siamo diventati un’Italia di "guardoni", un
vero è proprio "Grande Fratello". Vengono trasmesse in TV e
pubblicate nei giornali una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che
vedere con vicende penali e sgradevolmente riferiscono vicende private del
Premier. Del resto che l’idea del "Bavaglio" così definito il DDL
intercettazioni dai suoi detrattori sia bipartisan è dimostrato anche dal voto,
nel 2007, sotto il governo di centrosinistra, di un provvedimento analogo a
quello di cui si discute oggi. Allora votarono tutti a favore, con 7 astenuti.
Il tentativo di accelerare sull’iter del DDL da parte di Silvio Berlusconi, per
bloccare l'arrivo sui giornali e nelle televisioni di nuove telefonate private che
nulla hanno a che fare e tantomeno sono conversazioni non imputabili a
probabili reati, è naufragato sul nascere. Ricordiamoci anche che nel Codice di Procedura
Penale le intercettazioni non sono considerate una prova ma un mezzo di ricerca
della prova.
L'idea di un decreto d’urgenza, da far approvare in
fretta al Consiglio dei Ministri è stata anche a suo tempo respinta dal capo dello
Stato, Giorgio Napolitano, al quale Silvio Berlusconi aveva accennato in merito.
Complici di tutti questi ritardi sono state anche le perplessità espresse dal
ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma («per fare un DL non c'è
urgenza») e da alcuni degli uomini più fidati del premier, in testa il
sottosegretario Letta che ha ventilato i rischi connessi a un nuovo scontro con
il Colle. Così ogni tentativo di Berlusconi per tutelare la privacy è andato finora
a monte, ma il Presidente del Consiglio non si dà pace ed è tornato a ripetere
ai suoi che «la prima legge che vogliono gli italiani è proprio quella che
garantisca la privacy delle conversazioni». I cittadini sono stanchi di
assistere da anni a questo stato di cose, alla politica diventata solo gossip.
È difficile,
per chiunque abbia un minimo di obiettività, non vedere in tutte le dinamiche
degli atti istruttori una persecuzione contro Berlusconi, non si può non
rendersi conto che si tratta di un attacco politico e anche personale. Non
credo si possano trovare esempi simili in Europa. Sembra di essere tornati nei
periodi bui dell'inquisizione. Lo sconcerto da parte di tutti è tanto, si vuole
ritornare alla vera politica, perché questa non si può chiamare politica.
Torniamo alle ideologie, alla lotta per far valere i nostri diritti e la nostra
libertà, perché questa non è libertà. Difendere i nostri diritti è un dovere,
valutando anche il fatto che il ruolo e il comportamento del Presidente del
Consiglio possa essere meno privato di quello di un cittadino qualsiasi, ma è
giusto che le leggi si rispettino e che la legge sia uguale per tutti.