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martedì 14 novembre 2017

La Puglia punta sulla cultura



Dieci anni (2017-2026) e 400 milioni di euro di investimenti in cultura. Con questi numeri, che appartengono al “PIIIL Cultura”, la Puglia inaugura la seconda edizione della Manifestazione “All Routes Lead to Rome”, Evento Ufficiale dell'Anno Mondiale del Turismo Sostenibile per lo Sviluppo, proclamato dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO) presso le Nazioni Unite.
La Puglia è la prima Regione in Italia ad aver redatto un Piano strategico decennale della cultura, che sarà presentato venerdì 17 novembre a Roma nel Salone delle Conferenze di Palazzo Massimo in Piazza dei Cinquecento, 67 alla ore 10:30, nel corso del Workshop “Verso l’Economia della Felicità - PIIIL Cultura in Puglia”.
«La cultura - dichiara Loredana Capone, Assessore al Turismo della Regione Puglia - come strumento per governare lo sviluppo e la crescita, come traino per l’economia. Con PIIIL abbiamo voluto mettere in campo una vera e propria rigenerazione del sistema e del settore culturale. Una strategia, una visione che non solo ribaltasse lo stereotipo della cultura come hobby a vantaggio di una consapevolezza ben diversa, ovvero che la cultura è innanzitutto lavoro, ma riconoscesse alla programmazione delle attività e alla fruizione degli spazi comuni il valore fondamentale dell’opportunità del confronto e della condivisione».
Prodotto, Identità, Innovazione, Impresa e Lavoro. Sono questi i 5 temi del Piano, che ha l’obiettivo di sviluppare il prodotto culturale, di valorizzare l’identità del territorio, di costruire una nuova cultura d’impresa, di puntare su innovazione, internazionalizzazione, formazione e di generare lavoro e buona occupazione. Un Progetto che promuove e auspica il pieno coinvolgimento del tessuto produttivo, la partecipazione delle comunità e la formazione di partenariati pubblico-privati.
Con questo Piano si intende, per la prima volta a livello nazionale, adottare un metodo di piena partecipazione delle Istituzioni e di tutti gli attori della filiera culturale. Realizzare una pianificazione strategica e operativa, prevedendo un monitoraggio costante della stessa e consentendo l’ottimizzazione di risorse e risultati.
«Insieme agli operatori, alle imprese, alle associazioni di categoria, alle Istituzioni e ai cittadini, - continua Loredana Capone - abbiamo avviato un percorso che intendiamo mettere a sistema come metodo di governo. Il nostro essere comunità è la nostra forza. Lo abbiamo fatto anche per il turismo. E proprio dal binomio cultura/turismo passa il futuro delle economie mondiali. Nulla più dell’elemento culturale può determinare, infatti, l’identità di un territorio. E, oggi, i turisti hanno i palati sopraffini e al viaggio del mero divertimento in oasi di bellezza sempre uguale preferiscono il viaggio dell’esperienza che si affida alle emozioni dei luoghi».
La Puglia, partendo da un patrimonio inestimabile di bellezze naturali e antiche vie di storia, cultura e pellegrinaggio, mira a destagionalizzare l’offerta turistica, non puntando solo su un turismo balneare, ma ampliando e sviluppando un’offerta più autentica, esperienziale e di alta qualità. É una regione da vivere 365 giorni all’anno grazie all'inestimabile e unico patrimonio di bellezze.
Questi elementi di rilevante importanza emergeranno nel corso dell’incontro che sarà diviso in due parti. La mattina, a partire dalle 10,30, la giornata sarà aperta dall'Assessore al Turismo della Regione Puglia Loredana Capone e dal Presidente del Teatro Pubblico Pugliese Carmelo Grassi, seguirà una tavola rotonda dal titolo “La pianificazione strategica in campo culturale”, coordinata da Claudio Bocci, direttore di Federculture.
Nel pomeriggio, a partire dalle 14,30, i lavori riprenderanno con l'intervento del Direttore del Dipartimento Turismo della Regione Puglia Aldo Patruno e seguiranno le presentazioni dei temi trattati nel Piano e saranno illustrati i Bandi regionali su attività culturali, spettacolo dal vivo e audiovisivi.
La Regione con questo Piano Strategico punta sulla valorizzazione della cultura per uno sviluppo veramente sostenibile, che vede al centro il benessere per rendere le persone, residenti o turisti che siano, più consapevoli e un pò più felici.


domenica 26 febbraio 2012

L'ITALIA CHE VORREI

Il debito pubblico, una frase ricorrente, penso a quante volte nella mia vita ne ho sentito parlare e quante volte l'abbia letta nei vari giornali. Posso dire che nel corso di tutta la mia vita mi ha accompagnata come una madre, come un padre segue il percorso del proprio figlio. Non è una novità ma purtroppo uno stillicidio, una goccia che perde piano piano dal rubinetto fino ad esaurire tutta l'acqua.....Mi chiedo chi ha rotto il rubinetto e perché nessuno è riuscito o ha voluto aggiustarlo? Un Paese è come un'azienda bisogna far quadrare i conti. In Italia chi ci ha governato non è stato capace di farlo e noi ne paghiamo le conseguenze. Mi chiedo se sia giusto che io debba pagare per chi non ha saputo governare o ne ha tratto solo vantaggi personali per arricchirsi alle spalle dei cittadini. Non è giusto, non si può agire come si sta facendo ora, chiedendo alla gente sacrifici per gli sbagli degli altri, dei politici ai quali con fiducia abbiamo dato il nostro voto per rappresentarci e non lo hanno mai fatto. Mi chiedo se non gli pesa questa responsabilità. Essere un politico, secondo me, è una missione e con tale spirito devi lavorare solo ed esclusivamente per il bene del tuo Paese e del popolo che rappresenti. Quanto ingenue possono sembrare queste parole, ma è quello in cui io credo. Il politico non si deve mai allontanare dal suo elettore, dal cittadino. Non deve avere quell'arroganza, quella superiorità sapendo che grazie a lui detiene quell'incarico. Mi chiedo se le cose possano cambiare, perché devono cambiare se si vuole tornare alla politica vera. Non posso vedere il mio Paese inabissarsi sempre di più in un oceano sempre più profondo e morire affogato. Perché dobbiamo subire, avere un governo non sovrano che chiede a noi, che non abbiamo alcuna responsabilità, di pagare per i loro sbagli, che paghino loro. Il detto:" chi sbaglia paga" vale per tutti, urliamo  ad alta voce questa ingiustizia, la sudditanza che ci rende ogni giorno più deboli, ci toglie ogni dignità. Noi non paghiamo, non vogliamo pagare per le colpe e gli errori degli altri. Svegliamoci! C'è un Italia di gente onesta che non merita tutto questo! Abbiamo tutti il diritto di lavorare, lo dice la costituzione. La mia generazione ha conosciuto un Italia dove il lavoro è un privilegio per pochi, ai nostri figli lasceremo in eredità un Paese dove non potranno realizzare i loro sogni e per sopravvivere dovranno fuggire, questo è giusto? L'Italia deve cambiare altrimenti non abbiamo prospettive se non morire insieme ad essa... 

sabato 26 novembre 2011

RIVOLUZIONE!

Un Paese civile e progredito come l'Italia non può essere complice e tacere davanti al sopruso che si è consumato in queste ultime settimane. Un vero colpo di stato che ha mandato a casa il Presidente del Consiglio: Silvio Berlusconi, democraticamente eletto dagli italiani, per essere sostituito da un cosiddetto governo tecnico. Un governo che dovrebbe risanare il nostro debito pubblico, che ha convinto tutti con lo spauracchio del tanto temuto default. Io non ci credo! Per prima cosa perché non sarà certamente questo governo a risolvere il problema del nostro debito pubblico con le misure che ci ha esposto, misure che ben conosciamo e che da anni i governi ci hanno imposto senza risolvere, se non impoverire gli italiani, caricandoli di tasse e colpendo le classi più deboli. Mentre loro, la classe dirigente, comodamente e senza togliersi niente, senza fare alcun sacrificio, quello che a noi viene richiesto, sta seduta nelle sue belle poltrone a comandare noi italiani diventati ormai sudditi di questo regime e privati della nostra libertà! Ci hanno tolto la democrazia, il diritto al voto e ancora cosa ci aspetta? Tutti coloro che come me amano la libertà e la giustizia non possono accettare questo stato di cose! Mi viene voglia di parlare di rivoluzione, di fare la rivoluzione! Si, proprio la famosa sommossa popolare atta a sovvertire, a rovesciare un governo tiranno! Tutto questo nasce dal desiderio di giustizia che ognuno cova in se. La rivoluzione è quel cambiamento necessario che ognuno di noi impone a se stesso. Essa è un concetto antico che si rinnova. Nasce dall'interiore e deve divenire la coscienza degli esseri umani, che hanno il dovere di far valere i loro diritti, con la forza di pretendere ed il desiderio di cambiare per riprenderci quella dignità che c'è stata usurpata. La nostra vita non si può ridurre ad una serie di concessioni fintamente benevoli, che ti consentono di andare avanti un giorno ancora, seduto nel tuo comodo salotto a guardare la TV, mentre fuori il mondo ti appartiene sempre meno, mentre fuori tutto continua a girare nel senso che i potenti vogliono. Se ci viene tolto qualcosa,  è avvenuto un sopruso, abbiamo subito  un torto, ogni singola volta se non hai fatto altro che scegliere di subire, hai scelto di non guardare, di voltarti dall’altra parte, di non prendere coscienza schermandoti dietro le cattive azioni altrui, dietro la convinzione che nulla poteva esser fatto per cambiare le cose, allora non ti devi lamentare, allora non sei un essere umano.  L'uomo non è fatto per subire, come dice Oriana Fallaci: "un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano". Non c'è più grande menzogna che nel sottostare, plagiati da un tiranno dopo l’altro e falsamente convinti sulla necessità che credi d’avere di loro. Sei l’eterno bambino che non lascia la mano della crudele matrigna. La rivoluzione è fermare lo sguardo su ciò che è sporco e dovrebbe essere limpido, su ciò che è catena e che invece dovrebbe essere possibilità. Siamo dei burattini, se guardiamo le nostre braccia potremo vedere i fili attraverso i quali le istituzioni ci stanno manovrando. Siamo marionette di un teatro in cui si sta rappresentando il dominio di pochi sulle nostre vite. Se riesci a vedere quei fili hai già fatto un grande passo. La rivoluzione è decidere di tagliare quei fili. Piccolo pinocchio, è giunta l’ora di divenire umano. La rivoluzione non è un atto di violenza ma di ragione. Tutti sarebbero in grado di praticare la violenza e se tutti lo facessero, allora il mondo sarebbe peggiore di quanto non sia. La ragione invece, dovrebbero praticarla tutti e se tutti lo facessero, allora non potremmo che vivere in armonia l‘uno con l’altro; e con il mondo. Tuttavia la forza non ci mancherà, la vera forza: la perseveranza, la volontà. Grideremo le nostre ragioni ma senza alzare la voce, contro coloro che detengono il potere, ma non sanno che il potere lo abbiamo noi, se vogliamo, il potere di pretendere, il diritto di essere considerati. Questo è il momento di sbattere il pugno sul tavolo, di opporsi, di reclamare il ruolo che ci spetta. Troppe lacrime; giovani privati del loro futuro, anziani privati del loro passato; e dal suolo intriso di queste lacrime cos’altro sarebbe potuto sbocciare se non la rivoluzione. Sono italiana e mi accingo a riprendermene l’orgoglio! Chi non soffre la mia stessa sete? Quanti di voi non portano il segno del morso di questa fame passino oltre; che lascino anche cadere questo foglio insieme alle loro vite, per esser solo calpestati ancora. Ma se nel cuore ancora conservate un po’ d’amor proprio, allora sfruttatelo adesso, voglio la possibilità di scegliere, la possibilità di creare il mio futuro che merito per me e per i miei figli, la possibilità di fare il presente e non solo di subirne le conseguenze. Riappropriatevi di questo diritto che ci è stato sottratto da un  governo e governanti ai quali adesso non resta che tacere! Se ancora siete qui a leggere, allora avete fatto il primo passo e per voi  e per i vostri figli fate anche il secondo. Tenete a mente questo mio scritto, passatelo o leggetelo a chi vi è vicino, a chi vi è caro; poiché è da qui che stiamo ricominciando. State pur certi che schierarsi sarà inevitabile.

La rivoluzione è già cominciata!

sabato 29 ottobre 2011

C'E' CRISI, C'E' CRISI...

C'è crisi, c'è crisi....io non sento altro. Esco di casa, prendo un taxi e il tassista mi parla e mi dice: c'è crisi. Entro nei negozi e i commercianti mi bombardano con  buoni sconto per i prossimi eventuali acquisti. Ricevo SMS da negozi che mi invitano a visitarli per vedere le nuove collezioni, specificando che mi sarà abbonato il recente incremento dell'I.V.A. C'è crisi! Giro per la città, le vie e i centri commerciali sono affollati e brulicano di gente, ma gli interni dei negozi vuoti completamente. Cos'è successo, una catastrofe? Nei negozi vuoti ti accolgono con un tappeto rosso... Se solo mi ricordo quando, qualche anno fa, sembrava che le commesse maleducate ti facessero un favore per venderti ciò che ti piaceva. Cosa è successo, l'Italia è cambiata? Siamo di fronte a una crisi senza precedenti. Mi sembra di rivivere il periodo dell'austerity, degli anni '70, in cui si chiedeva di non usare la macchina e si andava a piedi per risparmiare benzina. Ma in quel periodo tutti partecipavamo e comunque si faceva qualcosa. Adesso c'è crisi ma agli italiani non viene detto nulla, non vengono presi provvedimenti concreti se non leggi anticrisi stabilite dal Governo. La crisi è meno palpabile, non la subiamo in maniera diretta ma ce ne accorgiamo dalla vita che cambia. Non più vacanze in montagna per Natale, ne a Pasqua al mare e d'estate le vacanze solo per pochi eletti. Non parliamo del lavoro. In Italia hanno sempre lavorato solamente i raccomandati, per gli altri nessun futuro. I privilegiati vanno a lavorare all'estero dove ancora esiste il motto "I have a dream" e se hai talento sfondi e diventi ricco. In Italia uno Steve Jobs non    sarebbe diventato tale, non se lo sarebbe filato nessuno. Le aziende "investono" sui loro figli, nipoti, cugini, amici degli amici, tutti senza arte e ne parte, che portano solo al fallimento delle loro aziende. Mi chiedo: "quanti potenziali Steve Jobs esistono in Italia?" Tanti!! Questa è la triste realtà! Che fare a questo punto? Italiani, Italia, bisogna cambiare! Guardo la televisione e vedo sempre le solite facce, i soliti politici, le idee i discorsi sempre uguali, sono cambiati solo i loro volti, più rugosi e i loro capelli diventati ormai bianchi. Ma sono sempre loro, quelli che hanno distrutto l'Italia, che hanno distrutto i nostri sogni, il nostro futuro. Che fare? Gli italiani, quelli che incontri per strada tutti i giorni sono persone serie che lavorano, sono onesti cittadini che pagano le tasse convinti che servano per poter usufruire dei servizi che lo Stato si impegna a dare gratuitamente, come la sanità, le scuole per i loro figli, e tutti i sacrifici per  la meritata pensione. Ci vantiamo di avere un servizio sanitario gratuito o quasi ma quanto dobbiamo aspettare per una visita specialistica? Un anno, sei mesi. Se hai una patologia importante non puoi aspettare e allora devi far ricorso agli ospedali privati, agli esami privati che costano parecchio. Dov'è la differenza, me lo sapete dire? Questa è mafia, anche questa è mafia. La mafia non è solo criminalità ma è anche mentalità, costume, educazione. Questa è l'Italia sporca, fatta di persone che la porta avanti in questo modo, senza riconoscere i meriti. Questi sono tutti coloro che la rovinano e che ci hanno portato alla crisi che stiamo vivendo. Potrà cambiare questa Italia? Ci sono tante persone oneste e perbene ma finché sarà governata male non ce la faremo, i potenti prevarranno sui più deboli. Nonostante tutto io   sono un'ottimista e sono sicura che chi ci governa voglia il bene del Paese e dell'Italia, dopo tutti questi anni di malgoverno. Non voglio pensare a un mio futuro e a quello dei miei figli all'estero, vorrei poter vivere qui, potendo lavorare, perché è un mio diritto sancito dalla nostra costituzione e non  un privilegio per pochi eletti. Viva l'Italia, viva la democrazia!

lunedì 19 settembre 2011

L'Italia è diventata "Il Grande Fratello"

In questi ultimi giorni, in cui l'attenzione della stampa e di parte della televisione è puntata sulle vicende riguardanti le serate del Presidente del Consiglio nella sua villa di Arcore, si ripropone per l'ennesima volta il problema della liceità della pubblicazione di atti giudiziari e in particolare delle intercettazioni telefoniche. Partendo dall'art. 15 della Costituzione che recita "La libertà e la segretezza della corrispondenza e di ogni altra forma di comunicazione sono inviolabili. La loro limitazione può avvenire soltanto per atto motivato dell'Autorità giudiziaria con le garanzie stabilite dalla legge”, mi pare abbastanza evidente che ci sia un eccesso di utilizzo delle intercettazioni, 100.000 intercettazioni non sono mai state utilizzate, nemmeno nei processi di mafia!
La cosa che si deve fare in fretta, è riuscire a trasformare finalmente in legge il DDL intercettazioni, bisogna arrivare in fondo!
Purtroppo però, esistono contrasti sul contenuto del provvedimento, ci sono visioni diverse sui limiti da dare all’utilizzo delle intercettazioni e alla loro diffusione, anche all’interno della maggioranza, che non consentono di arrivare a un'approvazione definitiva.
Quello che sta succedendo ha reso evidente che così non si può andare avanti. Siamo diventati un’Italia di "guardoni", un vero è proprio "Grande Fratello". Vengono trasmesse in TV e pubblicate nei giornali una valanga di intercettazioni che nulla hanno a che vedere con vicende penali e sgradevolmente riferiscono vicende private del Premier. Del resto che l’idea del "Bavaglio" così definito il DDL intercettazioni dai suoi detrattori sia bipartisan è dimostrato anche dal voto, nel 2007, sotto il governo di centrosinistra, di un provvedimento analogo a quello di cui si discute oggi. Allora votarono tutti a favore, con 7 astenuti. Il tentativo di accelerare sull’iter del DDL da parte di Silvio Berlusconi, per bloccare l'arrivo sui giornali e nelle televisioni di nuove telefonate private che nulla hanno a che fare e tantomeno sono conversazioni non imputabili a probabili reati, è naufragato sul nascere.  Ricordiamoci anche che nel Codice di Procedura Penale le intercettazioni non sono considerate una prova ma un mezzo di ricerca della prova.
L'idea di un decreto d’urgenza, da far approvare in fretta al Consiglio dei Ministri è stata anche a suo tempo respinta dal capo dello Stato, Giorgio Napolitano, al quale Silvio Berlusconi aveva accennato in merito. Complici di tutti questi ritardi sono state anche le perplessità espresse dal ministro della Giustizia, Francesco Nitto Palma («per fare un DL non c'è urgenza») e da alcuni degli uomini più fidati del premier, in testa il sottosegretario Letta che ha ventilato i rischi connessi a un nuovo scontro con il Colle. Così ogni tentativo di Berlusconi per tutelare la privacy è andato finora a monte, ma il Presidente del Consiglio non si dà pace ed è tornato a ripetere ai suoi che «la prima legge che vogliono gli italiani è proprio quella che garantisca la privacy delle conversazioni». I cittadini sono stanchi di assistere da anni a questo stato di cose, alla politica diventata solo gossip.
È difficile, per chiunque abbia un minimo di obiettività, non vedere in tutte le dinamiche degli atti istruttori una persecuzione contro Berlusconi, non si può non rendersi conto che si tratta di un attacco politico e anche personale. Non credo si possano trovare esempi simili in Europa. Sembra di essere tornati nei periodi bui dell'inquisizione. Lo sconcerto da parte di tutti è tanto, si vuole ritornare alla vera politica, perché questa non si può chiamare politica. Torniamo alle ideologie, alla lotta per far valere i nostri diritti e la nostra libertà, perché questa non è libertà. Difendere i nostri diritti è un dovere, valutando anche il fatto che il ruolo e il comportamento del Presidente del Consiglio possa essere meno privato di quello di un cittadino qualsiasi, ma è giusto che le leggi si rispettino e che la legge sia uguale per tutti.