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martedì 12 giugno 2018

Edoardo Vianello festeggia i suoi 80 anni in Piazza del Campidoglio a Roma

Edoardo Vianello



Un timbro vocale ancora da ventenne che, se moltiplicato per quattro, il compleanno che si appresta a compiere, produce la stessa brillantezza: la voce dell’estate, quella di Edoardo Vianello, sarà dunque la protagonista di un importante compleanno, i suoi 80 anni, celebrati proprio il giorno della nascita, il 24 giugno, nella terrazza della sua amata Roma, in piazza del Campidoglio. 
Alle 19:00 di sera, quando il tramonto fa capo sul più autorevole dei sette colli, davanti alla statua di Marc’Aurelio e ad un pubblico multigenerazionale, il cantante, autore e attore sarà il “cicerone” di se stesso in un excursus artistico che ripercorrerà la sua plurisessantennale carriera, divisa tra vinile, cinema e televisione. 
Un concerto-evento aperto liberamente al pubblico e interpretato insieme ad una band di dieci elementi, uno spettacolo in cui l'artista canterà il meglio del suo repertorio, dai “Watussi” e “Abbronzatissima” a “Guarda come dondolo”, “Pinne fucile ed occhiali”, fino a brani scritti per colleghi, come “La partita di pallone” di Rita Pavone, e le più celebri composizioni dei Vianella interpretate negli anni settanta con Wilma Goich. 
Le canzoni di Vianello sono state tradotte in numerose lingue, i musicarelli che ha interpretato hanno segnato l’immaginario collettivo di molti italiani, il suo stile compositivo e vocale ha dato un’impronta sui generis all’estate di ieri ed oggi (alcuni dei suoi brani cult sono stati anche remixati in più occasioni), la sua storia è raccontata in molti libri, ma quello che continua a stupire è proprio l’unicità delle sue corde vocali e l’energia di un giovane ribelle che conserva la propria voglia di comunicare allegria e spensieratezza attraverso la musica.
Assistere ad una sua esibizione dal vivo è la maniera più efficace per vivere quest’esperienza: Roma, in questo, si appresta a fargli (e farci) un grande regalo!
L’evento ha il patrocinio di Roma Capitale.

martedì 16 maggio 2017

A Roma la mostra "Silenti Riflessi" dell'artista Paola Romano



“A Paola Romano si addice la virtù del mettere insieme, dell’accostare, dopo un lavoro di preparazione e di intelligenza architetturale, una bella rassegna di lavori che non soffrono mai la stanchezza o anche se la soffrono, l’hanno metabolizzata bene e si presentano come ​oggetti di desiderio che determinano la galassia delle immagini, la forza del possesso”. Il critico d’arte Francesco Gallo Mazzeo descrive così il lavoro dell’artista Paola Romano ospite, con la sua personale dal titolo “Silenti Riflessi”, degli spazi espositivi dello Stadio di Domiziano, Via di Tor Sanguigna 3 a Roma dal 20 al 2 Luglio 2017.
L’esposizione, che inaugura venerdì 19 Maggio 2017 alle ore 18.00, raccoglie quarantacinque opere dell’artista scelte tra le sue famose lune, realizzate sia in polimaterico classico che in tecnica di affresco, e le nuove e suggestive opere scultoree in resina dalla forma sferica di grandi dimensioni ispirate agli astri e allo spazio.
La mostra, ideata da Emanuele Lamaro e Amedeo Demitry, è prodotta da Sangiorgio Investimenti d’Arte di Antonio Lagioia, gruppo che da oltre vent’anni opera nel mercato dell’arte organizzando eventi culturali di grande prestigio.
"Lo Stadio di Domiziano” – spiega Matteo Tamburella, amministratore delegato della MKT121 Srl, concessionaria dell’area archeologica – “è quanto resta del primo e unico esempio di stadio in muratura, fino ad oggi conosciuto a Roma, un luogo in cui l’atmosfera, la storia e l’antica vita artistica del sito accentuano il pathos delle opere in mostra. Il suggestivo allestimento della Romano, offre ai visitatori l’opportunità di scoprire questa preziosa area archeologica con contenuti nuovi e alternativi”.
Le opere della Romano sono illustrate nell’omonimo catalogo della mostra che raccoglie scritti di esponenti del mondo dell'Arte e della Cultura.
Paola Romano ha all’attivo numerose esposizioni sia in Italia che all’Estero. Ha partecipato alla 54° Biennale di Venezia e ha rappresentato l'Italia dell'Arte in collaborazione con il teatro dell'Opera di Roma presso il Cultural Center di Hong Kong. Le sue opere sono state esposte in importanti sedi museali tra cui il Museo del Vittoriano, il Complesso dei Dioscuri al Quirinale e l’Università Urbaniana presso il Vaticano. Le sue opere sono state scelte per allestire scene di pellicole cinematografiche dirette da registi del calibro di Pupi Avati e Carlo Verdone.
La serata inaugurale farà da teatro all'esibizione live della giovane e pluripremiata artista Federica Pento, che interpreterà "Lunincanto". Scritta e arrangiata dal Maestro Gianluca Sole, la canzone è dedicata al viaggio di una stella cadente percepito dalla luna, e in un'ottica completamente diversa, dagli uomini che popolano la terra. Il videoclip di "Lunincanto" sarà proiettato durante il corso dell'intera serata.
Collabora all’evento di inaugurazione la casa vinicola Casale del Giglio.




lunedì 6 febbraio 2017

Alla Galleria Russo a Roma la mostra "Thayaht, un futurista eccentrico. Sculture, progetti, memorie”



Pittore, scultore, fotografo, stilista di moda, disegnatore, architetto, inventore ed orafo: Thayat, al secolo Ernesto Michahelles, è stato un artista eclettico ed innovatore, uno sperimentatore antesignano di nuove sensibilità artistiche. Per questo la Galleria Russo, a Roma, rende omaggio ad uno dei più importanti esponenti del movimento futurista, figura singolare nel panorama dell’arte fra le due guerre, con la mostra “Thayaht, un futurista eccentrico. Sculture, progetti, memorie”, in programma dal 9 febbraio al 2 marzo 2017.
L’esposizione, che è stata presentata in anteprima ad ArteFiera Bologna dal 27 al 30 gennaio 2017, è curata da Daniela Fonti, con la consulenza dell’Archivio Seeber Michahelles e con l’Associazione per il patrocinio e la promozione della figura e dell’opera di Ernesto e Ruggero Alfredo Michahelles, testimonia la ricchezza poliedrica dell’itinerario creativo dell’artista, che si muove tra gusto Decó e avanguardia futurista, grazie alla presenza di circa duecento opere tra sculture, disegni e dipinti che vanno dal 1913 al 1940. Vero e proprio “artista globale”, Thayat si è infatti cimentato con molteplici ambiti operativi, dalla pittura alla scultura, dalla moda alle arti applicate, dalla scenografia all’illustrazione grafica e pubblicitaria, dall’oreficeria all’arredamento. Tutta la sua opera si distingue tuttavia per le linee e le forme sintetiche, che attraverso precise geometrie esprimono una squisita eleganza.
A confermare questa creatività vulcanica è presente in mostra il disegno a inchiostro e acquerello su carta che riproduce la “tuta”, inventata da Thayaht nel 1919 insieme al fratello Ruggero Alfredo Michahelles, in arte Ram, ispirandosi ai concetti di funzionalità espressi da Balla. La tuta, ideata come modello a T, a linee rette, in canapa colorata o cotone grezzo, era concepita come abito universale tout-court, destinata a tutti senza distinzioni sociali ed è l’emblema del percorso artistico di Thayaht improntato a collegare sempre estetica e funzione, eleganza ed economia. Nello stesso anno, l’artista realizza il logo della maison Vionnet, anch’esso in mostra: un peplo a forma di “V” sorretto da una figura impostata su una colonna ionica, che si caratterizza per la perfetta armonia tra il corpo della donna e la veste, per le raffinate soluzioni stilistiche nel trattamento della linea, oltre che per la rarefazione dei volumi, in piena sintonia con l’atmosfera Déco del tempo.
È sul finire degli anni venti che Thayaht entra in contatto con il Futurismo toscano ed esordisce anche come scultore, “dando avvio – come ricorda la curatrice Daniela Fonti – ad una produzione non molto estesa ma di estrema originalità, che costituisce uno dei vertici della ricerca plastica del Futurismo, rilanciatosi ai primi anni trenta”.
La mostra ospita così alcune delle sue più celebri sculture, come la Bautta, il Violinista, la Sentinella, il Flautista, il Tennista, i Pesci, insieme allo scenografico Tuffo, realizzato per la Biennale di Venezia del 1932.
“Completa la rassegna – prosegue la curatrice – una scelta serie di disegni provenienti dai suoi taccuini privati ed eseguiti fra le due guerre, nei quali si fa strada un mondo privato ed estetizzante, innamorato dei giovani corpi stesi al sole e della natura della Versilia, nella quale trascorreva molti mesi dell’anno, e nella quale si ritirò".
Nella varietà delle opere esposte la mostra ricostruisce quindi la personalità eccentrica e complessa di Thayaht nel mondo artistico del Novecento.
La mostra sarà corredata da un catalogo a colori edito da Manfredi Edizioni (Cesena) con testi critici di Daniela Fonti, Carla Cerutti ed un contributo di Elisabetta Seeber.