Sono arrivati a Roma da martedì, hanno piantato tende e gazebo in via Nazionale, davanti al Palazzo delle Esposizioni, vicino alla sede della Banca d'Italia. La manifestazione inizierà oggi alle 14. Da giovedì Roma è bloccata! Via Nazionale e le strade limitrofe sono chiuse al traffico. Si può immaginare quanti problemi creino ai cittadini romani che si trovano gran parte delle strade chiuse e il traffico in tilt. E' previsto l'arrivo di 200.000 persone. Ma chi sono questi indignados? Indignati, incazzati o draghi ribelli? Nei loro cartelli le scritte contro il debito pubblico e la "dittatura della finanza" come la chiamano loro. Niente di nuovo, dietro la protesta ci sono i sindacati, il popolo viola, i centri sociali, no global e la sinistra massimalista. I soliti noti, i professionisti della contestazione di sinistra. Gruppi organizzati che nell'armadio tengono un armamentario di bandiere e casacche pronte all'uso. Una volta sventolano il vessillo arcobaleno pacifista, un'altra indossano la maglia del popolo viola o le t-shirt "No Dal Molin", un altro giorno srotolano gli striscioni "No Tav". Ci sono anche militanti no-global, disobbedienti, collettivi studenteschi, precari, centri sociali, comitati di base, occupanti di case. Ecco il retroterra degli anche cosiddetti "Draghi Ribelli". Naturalmente tutti pagati dai sindacati rossi. I professionisti dei cortei sfruttano la scia delle proteste mondiali per guadagnare visibilità e contestare il Governo. Molti i sostenitori "vip", da Luca di Montezemolo a Sabina Guzzanti; politici: Vendola, Di Pietro, Ferrero, De Magistris e Bertinotti con il suo pulloverino di cachemire; i leader della nuova protesta anti-banche come Giorgio Cremaschi, numero uno della Fiom, che guida il movimento "il debito non lo paghiamo"; Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas; Bartolo Mancuso del collettivo romano Action, un avvocato che vive in una casa occupata; Giuseppe De Marzo, fondatore di A Sud, arrestato anni fa in Equador per attività contro le multinazionali; Gianfranco Mascia, storiografo del movimento viola. Quello che a me fa arrabbiare di più, dico arrabbiare per non usare il loro stesso termine, è leggere il loro programma, un orrido mix di statalismo e populismo che fotografa esattamente la pochezza politica, tipica della nostra sinistra. Mandano avanti i giovani, ma le idee sono vecchie! I giovani hanno idee innovative e non certo questo tipo di proposte, tipiche della sinistra preistorica, che se venissero applicate ci farebbero cadere nella miseria più totale! Ma d'altra parte cosa ci si può aspettare da una sinistra che vede lo Stato come una specie di Grande Madre dispensatrice di sussidi e assistenza per tutti? Basta scorrere il programma per accorgersi che è tutto un susseguirsi di nazionalizzazioni, tasse patrimoniali, espropri (delle case costruite da privati ma rimaste invendute), finanziamenti pubblici a destra e a manca, assunzioni nel pubblico impiego. La meritocrazia, come è giusto che sia nel nostro Paese e come la sinistra la concepisce è naturalmente abolita. Volete manifestare il nulla? Va bene, ma non va bene che si metta una città in uno stato di assedio, che si degeneri in violenza, tutta questa rabbia, questa voglia di rivoluzione, questo odio non porta a nulla se non ad abbassare i consensi a questa opposizione che si sta dimostrando sempre più incapace di proporre idee e alternative valide all'attuale governo. I giovani non vanno strumentalizzati e pagati per manifestare, non sono questi i valori che vanno trasmessi. Non generalizzo, non tutti i giovani seguono queste strade, sono in tanti che rimangono a casa a studiare e fare il loro dovere. Le rivoluzioni di Piazza appartengono al passato, a Paesi incivili così come la violenza. La sinistra è ancora legata a questi stereotipi, per loro il tempo si è fermato, non per noi che guardiamo al futuro con positività e ci rimbocchiamo le maniche perché il nostro Paese migliori ma nel modo giusto, con il dialogo, la libertà e la democrazia.
sabato 15 ottobre 2011
GLI INDIGNADOS A ROMA
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giovedì 13 ottobre 2011
mercoledì 12 ottobre 2011
IL CHE, UN MITO?
Il 9 ottobre molti hanno commemorato la morte di Che Guevara, assassinato nel 1967. Io ancora rimango perplessa da questa figura che rappresenta un mito, mi chiedo: perché? Come si può osannare un uomo che come ideale aveva la rivoluzione, secondo lui l'unica risoluzione delle diseguaglianze sociali ed economiche. Su tutto ciò non vedo nulla di eroico, quando si vogliono risolvere i problemi con la violenza. Eppure ancora il mito esiste, il suo nome, le sue foto, la sua immagine ovunque, persino negli oggetti e nelle t-shirt. Mi chiedo se coloro che ne fanno un'icona di questa figura conoscano la sua storia o la conoscano in maniera distorta, perché altrimenti non potrebbe avere così tanta rilevanza e, addirittura, portato come esempio di libertà. Solo all'Avana, nel periodo del suo comando, fece fucilare più di 2000 persone. Si rese responsabile dell'esecuzione sommaria di numerosi oppositori politici, persone uccise perché non la pensavano come lui. Nel 1960 inaugurò il sistema di concentramento cubano, del quale divenne il capo, considerato il primo campo di concentramento castrista, dove venivano detenuti e sottoposti a tortura intellettuali contrari alla dittatura castrista, dissidenti, omosessuali e religiosi (tra cui cattolici, testimoni di Geova, evangelisti e avventisti). Questo è un eroe? Allora, paradossalmente, lo è anche Hitler, sempre di dittatori si parla, qualsiasi siano le ideologie la violenza è inaccettabile e non deve essere un simbolo, un'icona. Io amo la vita e quindi la libertà. Non posso amare chi ha sparso sangue per i suoi ideali anche se, per alcuni, condivisibili. Quando si parla di lui e si scrivono bellissimi epitaffi, ricordiamoci che nessuno li scrive per i tanti morti ingiustamente e ricordiamoci anche che i perseguitati politici esistono ancora, che a Cuba Castro è il suo erede di una dittatura che considero inaudita. Le sue carceri ancora sono piene di uomini detenuti come prigionieri politici. Tutto questo è a dir poco sconvolgente. Allora ricordiamoci queste cose invece di idolatrare chi ha combattuto per degli ideali ma lasciando dietro di se sangue e violenza!
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lunedì 10 ottobre 2011
LA FELICITA'
Emily Dickinson diceva:"La felicità è come una farfalla che appare e incanta per un breve momento ma subito vola via" Come non essere d'accordo? Andiamo tutti alla ricerca della felicità, la rincorriamo in tutto il nostro percorso di vita. Ma la nostra vita è talmente breve che dobbiamo cogliere quegli attimi e tenerceli stretti, perchè sono rari. Ma se ci si accontenta delle semplici cose che la bellezza di questa terra ci ha messo a disposizione, allora godremo molto di più di questo stato. Per me la felicità è guardare il mare, sentirne il profumo e il suo rumore, l'incanto di un tramonto, la magia di un alba, i colori della primavera, il canto delle cicale e quello dei grilli, il volo e il grido dei gabbiani, il sole che brucia la mia pelle, la luna che splende di notte sul mare e lo rende d'argento, il cielo stellato, la rugiada nell'erba di primo mattino, ascoltare musica, cantare, ballare, stare con gli amici, pranzare con la tua amica del cuore, leggere, scrivere. Felicità è seguire le nostre passioni, lottare per realizzare i nostri sogni, è vivere, ma intensamente ogni giorno di questa nostra vita, perchè è talmente breve che non possiamo permetterci di sprecarla!
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LO SCIOPERO E' UN LUSSO
L'Autunno è iniziato e con esso gli scioperi. Un calendario fitto di proteste dei pubblici servizi, della scuola, delle poste e della pubblica amministrazione. Per le strade d'Italia va in scena il solito desolante carosello di polemiche, contestazioni e agitazioni. Mi chiedo con quale coraggio i sindacati spingono i lavoratori a incrociare le braccia in questo periodo di crisi economica. Mi chiedo con quale coraggio vanno a scioperare chiedendo cosa? Stipendi più alti? Più agevolazioni? Alla faccia di chi un lavoro non ce l'ha e non l'ha mai avuto. Per chi lavora gratis pur di lavorare. Per chi lavora anche la notte, se è necessario. E questi scioperano, creando caos e disagi! Certo, se lo possono permettere, loro che il lavoro ce l'hanno. Si possono permettere il lusso di non lavorare, scioperare e non prendere lo stipendio che gli verrà detratto. Loro lo possono fare, alla faccia della crisi, perchè di questi tempi lo sciopero è un lusso! Allora, scioperate pure, ma sappiate che pensando ai vostri egoistici interessi mettete in ginocchio il Paese e tutto questo non farà che acuire la crisi in Italia!
giovedì 6 ottobre 2011
"Siate affamati. Siate folli"
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