giovedì 21 gennaio 2016

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo processo ad Albert Einstein in occasione della Giornata della Memoria


Primo appuntamento dell’edizione 2016 del format “Personaggi e Protagonisti: incontri con la Storia ® Colpevoli o Innocenti” di cui è autrice Elisa Greco: imputato, nella giornata della Memoria, sarà Albert Einstein.
Da mercoledì 27 gennaio, ritornano in scena al Teatro Parioli Peppino De Filippo, gli appuntamenti dedicati ai Processi alla Storia che hanno visto al centro del dibattimento processuale personaggi come Winston Churchill, Margaret Tatcher, Tony Blair, Erasmo da Rotterdam, Lucrezia Borgia, Francois Mitterrand, Helmut.
“La scelta di processare Albert Einstein a cento anni dalla formulazione della teoria della relatività generale commenta l’autrice Elisa Greco, nasce dalla volontà di esplorarne le passioni, le scelte che ne hanno determinato la vita, il ruolo sostenuto prima e durante la seconda guerra mondiale fino ad arrivare al Manifesto Russell-Einstein e al Nobel della pace del 1955” E saranno i protagonisti che, a braccio, con il loro dibattimento, dovranno convincere della colpevolezza o dell’innocenza il pubblico che al termine, nella veste di giuria popolare, emetterà il suo verdetto.
A presiedere la Corte l’on Umberto Del Basso De Caro, sottosegretario del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti; pubblico ministero sarà Valerio Rossi Albertini, fisico del CNR, professore di Scienza dei Materiali alla Università La Sapienza e la difesa affidata all’on Francesco Paolo Sisto, componente commissione Affari costituzionali della Camera dei Deputati. 
Nel ruolo dello scienziato e premio Nobel Chicco Testa, presidente Assoelettrica, mentre chiamati a testimoniare saranno la giornalista Enrica Bonaccorti nei panni di Marie Curie, Gianluca Comin, docente di strategia della Comunicazione della Luiss, fondatore della Comin&Partners nelle vesti dell’allievo e scienziato austriaco Philipp Frank e il direttore generale del Museo Nazionale della Scienza e della Tecnologia Fiorenzo Galli nel ruolo del filosofo Bertrand Russell. 
Prima dell’inizio dello spettacolo verrà presentato Il progetto “la Shoah dell’Arte”, dell’associazione ECAD, pochi minuti per ricordare insieme gli artisti e le loro opere sopravvissute. Verrà ascoltato un frammento di una opera di Aldo De Benedetti.
Un invito, quindi, a riflettere sul fatto che, nel caso la vita dell’autore fosse finita in un campo di sterminio e le sue opere fossero state distrutte, perché “degenerate” o ritenute avverse alla politica razzista, ci troveremo ora davanti ad un vuoto, ad una solitudine impotente e opprimente.
L’opera che ascolterete è appunto un frammento, un piccolo testimone sopravvissuto alla distruzione. Il mondo dell’arte è lieto che quest’opera sia giunta fino a noi e grazie anche a voi visitatori e a questo Teatro che insieme ad altri musei, teatri, visitatori e spettatori si sono uniti nel ricordare.

mercoledì 20 gennaio 2016

Dalle passerelle ai fornelli: in libreria “Lo Stile in cucina - Le ricette di Lella Curiel e altre storie”




Sono le 19.30, sento squillare il telefono di casa. Resto un po’ perplessa: chi sarà a quest’ora? In pochi hanno il mio numero del fisso, parenti, amici intimi, penso a mia madre o mia sorella. Mancano pochi giorni prima di Natale, avevo deciso di riposare, di prendermi una vacanza per godermi la mia dimora immersa nel verde acquistata di recente, ristrutturata e arredata con amore, con un bellissimo caminetto mai acceso prima. Mi godo l’atmosfera magica e serena, in attesa di fare l’albero e addobbare la casa per le feste. Alzo il telefono per rispondere, dall’altra parte mi è arriva una voce unica e inconfondibile: “Gisella sono Lella, come stai?”. Una grande gioia mi pervade, è sempre così quando mi chiama. Felicità che aumenta quando mi annuncia il motivo della chiamata: “Cara Gisella ho scritto un libro, voglio mandartelo, mi fa piacere che tu lo legga”. “Che bellissima cosa!” rispondo io, emozionata. Ci salutiamo, ci facciamo gli auguri.
Ed ecco che dopo qualche giorno suona il campanello: è il postino che mi consegna un pacchetto. Non sono certo stupita, me l’aspettavo. Piena di curiosità lo apro e trovo un graziosissimo pacchettino incartato di rosso, decorato con un nastrino con la scritta “Curiel”. Lo apro e trovo una copia del volume “Lo Stile in Cucina - Le ricette di Lella Curiel e altre storie”. Il libro, accompagnato da un biglietto autografo: “Cara Gisella, un mondo d’auguri e una parte della mia storia. Lella Curiel”, è rilegato con un'elegante copertina rigida nera a pois bianchi, impreziosita da una sua bellissima foto in bianco e nero dall'espressione dolcissima. Inizio a sfogliarlo e leggo la dedica “a Gualtiero”, una tenera poesia d’amore dedicata al marito. Nella prefazione un divertente disegno raffigura Lella in versione casalinga, con un mestolo e un piatto tra le mani.
Il volume raccoglie un insieme di storie, ricette, disegni e foto di Lella, della sua famiglia, dei suoi figli, dei suoi amici e di personaggi illustri. Avrei voglia di leggerlo tutto d’un fiato, ma penso che sia meglio tenerlo nel mio comodino “assaporarlo con più gusto” e in tranquillità la sera prima di addormentarmi, come faccio solitamente. La chiamo al telefono per ringraziarla, mi complimento con lei, la sento felice per le mie sincere parole di apprezzamento per un'opera che trovo davvero originale e creata con stile, quello stile che la contraddistingue, lei, la Regina dell’Haute Couture, ha saputo fondere la moda con la cucina: due arti, due passioni. Lella è una donna dai valori forti e ben radicati, ama le cose semplici ed è riuscita a gestire la famiglia, come una brava donna di casa, con il suo lavoro. Chi sa apprezzare le cose vere della vita in fondo ha bisogno di poco per essere felice. Una dote rara, questa, perché come ci ricorda nel suo libro Lella “amare la vita è la vita stessa”.














martedì 19 gennaio 2016

SIGNUM CRUCIS di ANDREA BENETTI dal 29 gennaio al primo di febbraio


A Bologna nel l' Ex Ospedale degli Innocenti, Ex Chiesa delle Putte, in via D’Azeglio 41, in occasione di Arte Fiera 2016, dal 29 gennaio al primo di febbraio è aperta al pubblico la mostra di Andrea Benetti "Signum Crucis". L'inaugurazione è prevista per venerdì 29 gennaio dalle ore 18:00 fino alle 21:30, sabato 30 gennaio alle 19:00 avrà luogo la performance dell’attore Alessandro Tampieri.
La mostra “Signum Crucis” nasce grazie alla prima opera intitolata “Omaggio a Karol Wojtyla”, che l'artista Andrea Benetti realizzò nel 2009 come tributo alla grande figura di Papa Giovanni Paolo II. Proprio quel dipinto, che raffigura una Croce, fu donato nel 2012 al Pontefice Benedetto XVI da parte dell'A.N.F.E. (Associazione Nazionale Famiglie Emigrati), durante l'incontro tra il Santo Padre ed una delegazione dell'Associazione, che nel 2012 celebrava il 65° anniversario della nascita. Negli anni successivi alla donazione del dipinto a Sua Santità, l'artista si era più volte ripromesso di realizzare altre dodici tele, per dar vita ad una esposizione, che avesse come soggetto la Croce. Oggi questo suo desiderio è divenuto una realtà. Le dodici opere della mostra Signum Crucis seguono la scelta stilistica del dipinto originale a cui si ispirano, che vede inserita la Croce in un contesto di forme astratte, dai colori spesso vivaci, che evidenziano un messaggio di speranza espresso dal Sacro Simbolo della Cristianità. Attraverso queste forme colorate, che trasmettono una gioia profonda, ha interpretato il concetto di Resurrezione e di Salvezza, che Nostro Signore ha donato all'umanità, attraverso il suo sacrificio, il cui significato è stato custodito fino ai nostri giorni proprio dal simbolo della Croce.
Troppo spesso alcuni artisti contemporanei hanno vilipeso questo ed altri simboli sacri della religione cristiana, per ottenere un'effimera e deprecabile pubblicità. Tali modi di agire sono lontani anni luce dal concetto di arte, secondo l'artista, che dovrebbe invece essere prima di tutto un messaggio di amore e di pace, che esprime rispetto per l'essere umano e per ciò in cui esso crede. Non può essere considerata arte qualsiasi espressione, che insulti o vilipenda i simboli di una Fede, qualunque essa sia.
Dice Andrea Benetti:"Tornando al tema della Croce, trovo profondamente sbagliato ed ingiusto che oggi si voglia negare in alcuni luoghi la presenza di questo simbolo che, indipendentemente dal suo significato religioso, è da duemila anni radicato nella nostra cultura ed è parte integrante della nostra tradizione, a prescindere dal percorso religioso, che ognuno di noi abbia compiuto. La mia visione è semmai quella di arricchire la società con altre culture, nell'ovvia libertà di culto e non certo di disconoscere le radici cristiane, che da millenni caratterizzano la nostra storia. Questi sono i motivi che mi hanno spinto a sviluppare questo progetto artistico, con l'intento di evidenziare il messaggio carico di amore, di gioia e di speranza, che è endemico al Segno della Croce (Signum Crucis)".

COMIC JAZZ FACTORY



Al Cotton Club di Roma mercoledì 20 gennaio alle ore 21 una serata dedicata al teatro comico "Comic Jazz Factory". Sul palco l’attore Salvatore Mazza, guest Clara Simonoviez al pianoforte. Un viaggio attraverso i grandi del Teatro Comico: Petrolini con la sua ecletticità, Eduardo con la sua drammaturgia, Totò con la sua immediatezza, Bramieri con un omaggio a tutta l’Italia con i suoi pregi ed i suoi difetti, Noschese con un tributo ironico a personaggi del mondo della politica e dello spettacolo. Senza dimenticare il mondo musicale che verrà rivisitato ed interpretato con il coinvolgimento del pubblico. Poesia e musica sono anche al rendez-vous de questa serata. Il Teatro Comico da’ l’opportunità di partecipare, coinvolgere e rinunirsi nel “gioco della vita” perché solo chi la sta vivendo intensamente sa trasmettere con semplicità agli altri valori, opportunità, insegnamenti, buonumore e felicità.

domenica 10 gennaio 2016

A Roma la natura "IL CONFINE INVISIBILE"



Nel cuore del quartiere Parioli di Roma nasce una nuova oasi verde dispensatrice di benessere, l'Erboristeria "Il Confine Invisibile". 
Lunedì 11 gennaio alle ore 17.30 in via Lima, 28 E si inaugura la nuova esclusiva erboristeria dei vip. 
Testimonial d'eccezione l'attore internazionale Vincenzo Bocciarelli con l'attrice e scrittrice Claudia Conte. 
"Il Confine Invisibile", che ha come obiettivo principale quello di accompagnare il cliente in un percorso che possa portarlo alla scoperta della vera essenza del benessere, nasce dall’incontro tra la naturopata svizzera Dayana Tonola, Rasha Boulos e Antonello D’Onofrio. Curare, vivere sano, raggiungere l’equilibrio sono l’essenza pura de “Il Confine Invisibile”, luogo naturale del benessere. L’idea del nome “Il Confine Invisibile” nasce dalla concezione che noi essere umani ci limitiamo a tutto ciò che è visibile e tangibile senza considerare minimamente che oltre ad essere mente e corpo, siamo anche Energia (Spirito/Anima), e come tale, siamo connessi con tutto. L’Energia è invisibile ad occhio nudo ma la si può percepire se si oltrepassa questo confine limitato della mente che si avvale solo del tangibile. La natura con i suoi rimedi, le antiche discipline olistiche e quindi anche l’erboristeria, sono i custodi dei segreti della salute di cui l’uomo ha bisogno per una vita all’insegna del benessere psicofisico, ovvero l’unione tra fisico ed energia. 
La vastissima gamma di prodotti nutraceutici, estetici, alimentari delle migliori case erboristiche internazionali e le tre diverse professionalità sono pronte ad accompagnarvi dalla Naturopatia, alle scienze olistiche, dalla nutrizione alla valutazione antropometrica ed bioimpedenziometrica per un percorso tra il wellness e il fitness.

giovedì 7 gennaio 2016

Dal 14 al 24 gennaio al Teatro Parioli Peppino de Filippo di Roma "”Aspettando Godot”



Dal 14 al 24 gennaio, al Teatro Parioli Peppino de Filippo di Roma, Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo, Enrico Bonavera in ”Aspettando Godot” di Samuel Beckett, regia di Maurizio Scaparro. Prodotto dal Teatro Carcano di Milano “ Aspettando Godot” di Samuel Beckett ha per protagonista un formidabile quartetto di attori di grande valore e temperamento formato da Antonio Salines (Estragone), Luciano Virgilio (Vladimiro), Edoardo Siravo (Pozzo), Enrico Bonavera (Lucky). Accanto a loro Michele Degirolamo nel ruolo del Ragazzo.
La regia è di Maurizio Scaparro, uno dei maestri della scena italiana e internazionale, alla sua seconda collaborazione con il Teatro Carcano dopo l’eccezionale exploit della Coscienza di Zeno della stagione 2012/13 e alla sua prima messinscena beckettiana. La critica, unanimemente entusiasta, ha definito lo spettacolo “umanissimo”, “tridimensionale”, “solare” ed ha lodato l’eccellenza degli interpreti e il delicato e suggestivo impianto scenico.
Scritto da Samuel Beckett tra la fine del 1948 e l’inizio del ’49, En attendant Godot, nelle parole di Jean Anouilh “un capolavoro che provocherà disperazione negli uomini in generale e in quelli di teatro in particolare”, fu considerato da molti una provocazione, un trucco, prima di essere universalmente accettato come opera d’eccezione. I due vagabondi protagonisti dell’opera, Vladimiro/Didi e Estragone/Gogo, sono diventati l’emblema della condizione dell’uomo del Novecento, essere in eterna attesa, vagante verso la morte, punto minuscolo nella vastità di un cosmo ostile, segnato fin dalla nascita (“partoriscono a cavallo di una tomba, il giorno splende un istante, ed è subito notte”, dice Pozzo).
“Sento la responsabilità, il peso e l'emozione di mettere in scena per la prima volta un testo di Samuel Beckett e in particolare “Aspettando Godot”, scrive Scaparro nelle note di regia. Questo testo, che rileggo oggi, dico oggi “2000”, mi colpisce anzitutto per le sue radici collegate alla millenaria e senza confini Cultura Europea, che noi stiamo colpevolmente dimenticando. Beckett è certamente tra i primi nel Novecento a intuire che, nel mondo attuale, lo spazio per la tragedia si è fatto minimo, entra di nascosto, quasi sotto il velo del gioco, usa toni leggeri e punta talvolta anche al riso. Mi piace ricordare che per più di cinquanta anni Beckett aveva vissuto nel quartiere operaio di Montparnasse (e dal '40 al '45 ha avuto un ruolo attivo nella resistenza francese). I suoi compagni d'avventura in quel periodo erano stati, tra gli altri, anzitutto James Joyce, (l'ironia del linguaggio di Beckett nasce anche da questo incontro), Giacometti e Buster Keaton. Nicola Chiaromonte notava che il fascino dei due atti di Beckett sta nella precisione con cui sono unite due situazioni ugualmente familiari per l'Homo Europeus: la difficoltà di credere nella sensatezza dei gesti quotidiani e la parallela difficoltà di credere nell'avvenire collettivo, “lo sconforto di Didi e Gogo è contagioso, ognuno se ne difenda come può, ma non si dimentichi che comunque è anche un gioco” anche nel senso teatrale di jouer. Così quelle creature deboli e immortali come Estragone e Vladimiro (e come Pozzo e Lucky), vivono in una terra desolata aspettando Godot, che non arriverà mai, vivono in un lontano e vicino (a loro e a noi) '900 nel ricordo romantico di una Tour Eiffel che resiste come immagine e nell'aridità di un presente che esclude loro e quelli che vorrebbero cantare, ballare, parlare, vivere. Beckett ce lo ricorda (capita qualche volta per i grandi classici) e lo fa con profonda drammaticità e spesso con sorprendente ironia. Mi conforta avere in palcoscenico attori che stimo profondamente come Antonio Salines, Luciano Virgilio, Edoardo Siravo ed Enrico Bonavera, ma vorrei anche, alla fine delle prove, poter idealmente dedicare questa nostra fatica all'Europa della Cultura, la grande dimenticata dell'Europa che viviamo; e a quelle parole che Beckett sussurra quasi per caso come “teatro”, varietà”, “circo”.


martedì 5 gennaio 2016

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo a Roma va in scena dal 6 al 10 gennaio un capolavoro del nostro Teatro Comico "Miseria e Nobiltà" di Eduardo Scarpetta

Luigi De Filippo

Al Teatro Parioli Peppino De Filippo a Roma, va in scena dal 6 al 10 gennaio un capolavoro del nostro Teatro Comico "Miseria e Nobiltà" di Eduardo Scarpetta, adattamento e regia di Luigi de Filippo, di cui ha assunto la direzione artistica da quattro anni a questa parte del Teatro. 
La ripresa di questa storica e famosa commedia da parte di Luigi De Filippo che ne è autorevole protagonista e regista, vuole essere un omaggio a Eduardo Scarpetta, riformatore del Teatro napoletano, che proprio in questa “Miseria e nobiltà” aveva compiuto la sua riforma, con l’invenzione e la consacrazione del personaggio di don Felice Sciosciammocca, prototipo del napoletano piccolo borghese, che sostituisce Pulcinella, maschera d’altri tempi.
La fame è il tema della commedia, e da quando Scarpetta scrisse questo testo fino ad oggi, la fame è rimasta immutata: la fame di lavoro, la fame di sopravvivenza, la fame di giustizia, quella fame che, soprattutto nel Mezzogiorno, se non soddisfatta, può provocare grandi sconvolgimenti.
E’ celebre il finale del primo atto. Tutti in scena siedono avviliti perché ogni tentativo di procurarsi da mangiare è fallito; improvvisamente un cuoco e due sguatteri entrano portando ogni ben di Dio, nessuno si chiede da dove provenga quella grazia e tutti scattano come molle avventandosi sui maccheroni fumanti. E’ la scena che rappresenta e riassume in termini di grottesco, non il dramma di due famiglie, ma la secolare tragedia di un popolo.
La vicenda è semplice: Eugenio, un giovane nobile, ama la figlia di un buffo cuoco arricchito. Temendo di non avere dai suoi genitori aristocratici il consenso alle nozze, chiede l’aiuto di Don Felice Sciosciammocca, scrivano pubblico, povero e affamato.
Sciosciammocca e alcuni suoi amici, altrettanto poveri e affamati, dovranno fingersi genitori e parenti nobili del marchesino Eugenio e presentarsi dal cuoco credulone e sciocco: da qui una serie di equivoci estremamente divertenti che rendono questa commedia tra le più famose del repertorio napoletano.
Luigi De Filippo, degno erede della grande tradizione teatrale napoletana, è l’umanissimo interprete della vicenda, assieme alla sua Compagnia di Teatro composta da undici attori.
Uno spettacolo da non perdere. Un divertimento raro nel panorama del nostro teatro contemporaneo. Commedia estremamente comica ma anche amara, a detta della critica “degna della firma di Moliére”. La tradizione è il nostro passato, ma è un passato che insegna.
Mercoledì 6 Gennaio, in occasione della Festa dell'Epifania,alla fine dello spettacolo delle ore 17, divertentissima Tombola Scostumata Napoletana, condotta dagli attori della Compagnia con premi e cotillons per tutti.

www.teatropariolipeppinodefilippo.it