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sabato 15 ottobre 2011

GLI INDIGNADOS A ROMA

Sono arrivati a Roma da martedì, hanno piantato tende e gazebo in via Nazionale, davanti al Palazzo delle Esposizioni, vicino alla sede della Banca d'Italia. La manifestazione inizierà oggi alle 14. Da giovedì Roma è bloccata! Via Nazionale e le strade limitrofe sono chiuse al traffico. Si può immaginare quanti problemi creino ai cittadini romani che si trovano gran parte delle strade chiuse e il traffico in tilt. E' previsto l'arrivo di 200.000 persone. Ma chi sono questi indignados? Indignati, incazzati o draghi ribelli? Nei loro cartelli le scritte contro il debito pubblico e la "dittatura della finanza" come la chiamano loro. Niente di nuovo, dietro la protesta ci sono i sindacati, il popolo viola, i centri sociali, no global e la sinistra massimalista. I soliti noti, i professionisti della contestazione di sinistra. Gruppi organizzati che nell'armadio tengono un armamentario di bandiere e casacche pronte all'uso. Una volta sventolano il vessillo arcobaleno pacifista, un'altra indossano la maglia del popolo viola o le t-shirt "No Dal Molin", un altro giorno srotolano gli striscioni "No Tav". Ci sono anche militanti no-global, disobbedienti, collettivi studenteschi, precari, centri sociali, comitati di base, occupanti di case. Ecco il retroterra degli anche cosiddetti "Draghi Ribelli". Naturalmente tutti pagati dai sindacati rossi. I professionisti dei cortei sfruttano la scia delle proteste mondiali per guadagnare visibilità e contestare il Governo. Molti i sostenitori "vip", da Luca di Montezemolo a Sabina Guzzanti; politici: Vendola, Di Pietro, Ferrero, De Magistris e Bertinotti con il suo pulloverino di cachemire; i leader della nuova protesta anti-banche come Giorgio Cremaschi, numero uno della Fiom, che guida il movimento "il debito non lo paghiamo"; Piero Bernocchi, portavoce nazionale dei Cobas; Bartolo Mancuso del collettivo romano Action, un avvocato che vive in una casa occupata; Giuseppe De Marzo, fondatore di A Sud, arrestato anni fa in Equador per attività contro le multinazionali; Gianfranco Mascia, storiografo del movimento viola. Quello che a me fa arrabbiare di più, dico arrabbiare per non usare il loro stesso termine, è leggere il loro programma, un orrido mix di statalismo e populismo che fotografa esattamente la pochezza politica, tipica della nostra sinistra. Mandano avanti i giovani, ma le idee sono vecchie! I giovani hanno idee innovative e non certo questo tipo di proposte, tipiche della sinistra preistorica, che se venissero applicate ci farebbero cadere nella miseria più totale! Ma d'altra parte cosa ci si può aspettare da una sinistra che vede lo Stato come una specie di Grande Madre dispensatrice di sussidi e assistenza per tutti? Basta scorrere il programma per accorgersi che è tutto un susseguirsi di nazionalizzazioni, tasse patrimoniali, espropri (delle case costruite da privati ma rimaste invendute), finanziamenti pubblici a destra e a manca, assunzioni nel pubblico impiego. La meritocrazia, come è giusto che sia nel nostro Paese e come la sinistra la concepisce è naturalmente abolita. Volete manifestare il nulla? Va bene, ma non va bene che si metta una città in uno stato di assedio, che si degeneri in violenza, tutta questa rabbia, questa voglia di rivoluzione, questo odio non porta a nulla se non ad abbassare i consensi a questa opposizione che si sta dimostrando sempre più incapace di proporre idee e alternative valide all'attuale governo. I giovani non vanno strumentalizzati e pagati per manifestare, non sono questi i valori che vanno trasmessi. Non generalizzo, non tutti i giovani seguono queste strade, sono in tanti che rimangono a casa a studiare e fare il loro dovere. Le rivoluzioni di Piazza appartengono al passato, a Paesi incivili così come la violenza. La sinistra è ancora legata a questi stereotipi, per loro il tempo si è fermato, non per noi che guardiamo al futuro con positività e ci rimbocchiamo le maniche perché il nostro Paese migliori ma nel modo giusto, con il dialogo, la libertà e la democrazia.

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